In aula 22mila ragazzi stranieri

Gli ultimi dati Ismu - Ufficio scolastico regionale sono eloquenti: 22mila alunni stranieri nelle scuole di Milano - pari al 12% sul totale degli iscritti; punte di oltre il 50% in alcuni istituti, quasi 7.800 allievi solo nelle elementari.
Numeri che spiazzano e un po’ spaventano. Elena Besozzi, docente di Sociologia dei processi culturali all’università Cattolica di Milano e membro del comitato scientifico presso l’Ufficio studi sulla multietnicità, fornisce una chiave interpretativa. «La realtà dell’immigrazione non è più quella del passato. Oggi gli studenti immigrati investono tanto nell’istruzione. Il loro motto è: “Studio perché voglio far meglio di mio padre”. Questa seconda generazione - continua l’esperta - rifiuta di netto la nicchia etnica. Gli studenti stranieri sono ambiziosi, assomigliano molto ai nostri figli. Soprattutto stupisce la forza propulsiva delle donne. Vanno nei licei e nelle università, desiderano competere con le colleghe italiane». Di sicuro al corpo insegnante è richiesta una preparazione adeguata a domare le nuove istanze della «Babele» tra i banchi di scuola. «Garantire sostegno alle famiglie, nella prima accoglienza e durante l’intero percorso formativo», suggerisce Besozzi. «Oltre ad un cambio di rotta: il modello assimilazionista perde alla distanza, quello della separazione non paga nemmeno nel breve periodo. Il sindaco Moratti e l’assessore Moioli insistano nell’impegno lungo la terza via dell’accomunamento, che pone al centro l’individuo. E ancora: cautela con il coinvolgimento di risorse esterne al sistema scolastico. L’italiano è fondamentale, ma non va annulato il patrimonio linguistico d’origine».