In Aula Il Pd insiste: «Dimissioni». Ma il ministro contrattacca

Roma«Non mi dimetto». Il ministro della Cultura Sandro Bondi non arretra di un passo di fronte all’offensiva dell’opposizione sul caso-Pompei. Che poi si riassume nell’atto di accusa del Pd, che ha annunciato una raccolta di firme per «sfiduciare» il ministro: «Esistono delle precise responsabilità di Bondi, credo che farebbe bene a trarne le conseguenze», taglia corto Pier Luigi Bersani. Molto più sfumata la posizione dell’Udc: «Concerteremo con gli altri partiti di opposizione e con Fli i comportamenti più utili», dice cauto Pier Ferdinando Casini. Ma Bondi non arretra di un passo. E nella giornata in cui si presenza nell’aula di Montecitorio per un’informativa che rischia di trasformarsi in un processo ad personam si difende con grinta leonina. Dapprima premette che darà «spiegazioni senza ipocrisie e con onestà», come chiesto «giustamente dal presidente della Repubblica Napolitano». Poi spiega perché è convinto che il crollo della Domus dei Gladiatori non sia conseguenza diretta delle scarse risorse ma piuttosto del modo in cui sono gestite. «Chiedere le mie dimissioni da ministro dei Beni Culturali sarebbe un atto politicamente e moralmente ingiusto» perché «in passato ci sono stati altri crolli, anche più gravi di quello degli ultimi giorni». «Anche se le forti piogge dei giorni scorsi avevano causato un piccolo cedimento nel vicolo adiacente la Domus - prosegue Bondi - c’era stato un sopralluogo tecnico che non aveva fatto presagire il successivo crollo» che peraltro «ha riguardato la parte superiore e le murature perimetrali della facciata, e anche la copertura in cemento armato ma ha risparmiato la parte più bassa, quella con le decorazioni affrescate che possono essere recuperate e restaurate». Bondi ha poi rilanciato, ricordando «il grande lavoro svolto». «Vorrei ricordare innanzitutto le condizioni in cui si trovava Pompei dieci anni fa. La stampa aveva denunciato una situazione intollerabile per l’immagine dell’Italia: sporcizia, mancanza di servizi igienici, randagi, guide abusive e non autorizzate, edifici chiusi al pubblico, venditori ambulanti abusivi dentro e fuori l’area archeologica».