In aula va Padoa-Schioppa. L’Unione si conta e trema

Il premier manda avanti il ministro. Nella maggioranza si temono le assenze dell’ultima ora

Roma - Fosse per Romano Prodi, il dibattito al Senato sul caso Visco non si dovrebbe tenere. «Il governo ha preso una decisione dopo aver ponderato i fatti, una decisione collegiale e unanime», spiega il premier per sottolineare come, dopo il blitz che ha portato alla rimozione di Speciale e al ritiro della delega sulla Gdf al viceministro ds il caso sia chiuso.
E però, visto che l’opposizione continua a reclamare un chiarimento parlamentare, e che allo stato la mozione che chiede in pratica le dimissioni di Visco dal governo è sopravvissuta al blitz, il dibattito ci sarà. E la tensione attorno alla vicenda si è tutt’altro che placata, tanto che ieri sera Palazzo Chigi è dovuto intervenire con una nota del sottosegretario Enrico Letta, per assicurare che sul caso Speciale il governo ha preso una decisione «nel pieno rispetto delle sue prerogative e del diritto», e che vanno respinte «letture allarmistiche e speculazioni politiche» in materia.
Per domani il presidente del Senato Marini ha convocato la conferenza dei capigruppo, e in quella sede se ne decideranno tempi e modalità. E si saprà anche chi verrà a rispondere a nome del governo: Prodi quel giorno sarà sull’aereo di Stato che lo deve portare al G8 in Germania est, tra black bloc e capi di governo. Ma in realtà, spiegano a Palazzo Madama, il premier non aveva mai ventilato una propria disponibilità ad intervenire in prima persona, voce che pure si era diffusa. L’ipotesi più probabile è che toccherà al ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, che si è ripreso la delega sulla Guardia di finanza, difendere davanti ai senatori le ragioni del governo.
Poi si dovrà votare, e lì inizieranno i patemi d’animo per la maggioranza, che ha già previsto una riunione dei suoi parlamentari alla vigilia del dibattito, per serrare le fila e scongiurare sorprese. E soprattutto per verificare se il centrosinistra sia in grado non solo di bocciare i documenti della Cdl ed evitare le (temutissime) trappole del solito Roberto Calderoli, ma anche di compattarsi su un proprio ordine del giorno che cerchi di chiudere la spinosa questione, ribadendo fiducia nella Guardia di finanza ma anche nella correttezza di Visco. Per il momento, si spiega dall’Ulivo, le chance di trovare l’accordo su un testo non sono molte. Anzi: anche se Italia dei Valori e ultra-ulivisti hanno ritirato le loro mozioni, le sacche di malumore nella maggioranza restano. Il capogruppo Prc Russo Spena lancia un appello agli alleati: «Deve essere chiaro al centrosinistra che Speciale, uomo di Tremonti e Berlusconi, è indifendibile e che al Senato si prepara una trappola che è indispensabile evitare», avverte, facendo capire che l’allarme è tutt’altro che rientrato. «C’è stata una gestione politica sbagliata e tardiva della questione», lamenta Cesare Salvi, che guida la Sinistra democratica al Senato. «È urgente che il governo faccia la massima chiarezza» sulla rimozione di Speciale, reclama il dipietrista Pedrini, denunciando «possibili criticità» sul provvedimento governativo con cui è stato spostato alla Corte dei conti.
Per il momento, nel centrosinistra si fanno i conti: c’è preoccupazione per le possibili assenze, all’appello mancano due senatori malati, che potrebbero non rientrare in tempo, e alcuni all’estero per i quali si stanno prenotando aerei. E ci si affida alla speranza che «nessuno tra noi abbia interesse a far cadere il governo ora», col rischio (non a caso più volte evocato da Prodi in questi giorni) di andare al voto anticipato.