Aule fatiscenti: l’Università trasloca in cinema e conventi

Aule universitarie fredde, piccole e spesso poco sicure, tanto che gli studenti, per seguire le lezioni, sono costretti ad «emigrare» in sale cinematografiche, conventi e chiese. Accade a Genova, la «città dei diritti» che però nega ai giovani il diritto di studiare in strutture degne. Lo denunciano alcuni universitari che hanno segnalato al Giornale e su alcuni forum su Internet, situazioni insostenibili. Come l’inagibilità dell’Albergo dei Poveri, sede delle lezioni della facoltà di Giurisprudenza. Racconta Ilaria, studentessa del primo anno: «Lo scorso anno accademico ne sono successe di tutti i colori tra aule senza riscaldamento e inadeguate. Speravo la situazione migliorasse, invece no. Dopo aver pagato più di 500 euro di tassa di iscrizione, sul forum studentesco (http://www.unimagazine.it/forums/universita-di-genova/genova/giurisprudenza/giurisprudenza/23052-lezione-al-cinema-e-chiesa.html) la sorpresa. A causa dei problemi di agibilità dell’Albergo dei Poveri, le lezioni di Giurisprudenza si terranno nelle sale 1 e 2 del cinema America in via Colombo, al convento dei Frati Cappuccini in piazza dei Cappuccini e nella chiesa di San Salvatore in piazza Sarzano. Cioè i soldi nelle nostre tasse spesi per farci studiare in giro per la città e non nella nostra facoltà. Tra l'altro sul sito di è pubblicato anche un monito molto chiaro: “rispetto per le aule esterne o alzeremo le tasse”. Ancora!? E dove andremo a finire? Ci manderanno a Scarpino il prossimo anno?». E i vertici dell’ateneo che dicono? Il nuovo rettore, Giacomo Deferrari, si insedierà il prossimo primo novembre e dice: «Conosco la situazione di alcune strutture come quella dell’Albergo dei Poveri e del disagio che affrontano gli studenti sballottati per la città a seguire le lezioni. È una situazione che voglio affrontare e, se possibile, risolvere. Purtroppo, però - ammette - i tempi non sono brevi. Per ristrutturare l’Albergo dei Poveri e le aule di facoltà ci vogliono fondi che l’ateneo non ha». Per trovare risorse il rettore avanza le ipotesi di vendere parte del patrimonio immobiliare universitario e di sposare la proposta del Governo, di affiancare alle università pubbliche fondazioni in cui, oltre agli atenei, siano rappresentanti enti pubblici e investitori privati. Afferma Deferrari: «L’Università di Genova ha circa cinquantamila metri quadrati di edifici che in parte potrebbero essere alienati ricavandone utili da destinare alla ristrutturazione di sedi ad alta frequentazione e di pregio, come l’Albergo dei Poveri. Penso alcune aree dell’ex Saiwa o del palazzo Hennebique». Sui tempi il rettore non concede speranze e avverte: «sono operazioni a lungo termine che, per l’immediato, purtroppo, non risolveranno il problema delle aule di giurisprudenza». Cioè, cari studenti, ancora per quest’anno seguirete le lezioni in cinema, conventi e chiese sparse per la città.