Aule pericolose, a Roma a rischio 9 istituti su 10 Bertolaso avverte: "Servono subito 13 miliardi"

Un’indagine svela tutte le leggi sulla sicurezza non rispettate in
città e in provincia: il 92% dei licei non ha mai ottenuto il
certificato di agibilità. <strong><a href="/a.pic1?ID=308946">L'impegno di Bertolaso</a></strong>: &quot;Parta un grande piano strategico. Non possiamo distrarci in altre vicende&quot;

Roma - Non entrate in quella classe. Sono cifre da film horror quelle rivelate da Azione giovani, che dal settembre 2007 a oggi ha monitorato le condizioni in cui versano le scuole di Roma e provincia. Scoprendo che la sicurezza tra i banchi a queste latitudini sembra un optional, visto che il 90 per cento degli istituti superiori esaminati sono risultati «fuorilegge». Quasi ovunque mancano infatti una o più delle certificazioni previste per legge, e le percentuali superano spesso il 90 per cento quando la competenza della specifica messa a norma spetta alla Provincia di Roma, mentre le cose vanno meglio quando, come nel caso della redazione dei piani di emergenza, tocca agli stessi istituti scolastici provvedere a mettersi in regola.

Il dossier dell’organizzazione giovanile di An prende in esame tutti gli istituti superiori della provincia capitolina. E la situazione dei 308 plessi scolastici non promette nulla di buono. Il 92 per cento del totale, oltre 280 scuole, è privo del certificato di agibilità. E la stessa percentuale di istituti non è in regola con il certificato di conformità dell’impianto antiincendio. Ancora, il 91 per cento delle strutture non ha un certificato di collaudo statico né è in regola con gli impianti idrotermosanitari. Manca anche il certificato di conformità dell’impianto elettrico nell’87 per cento dei casi esaminati. E il 67 per cento delle scuole superiori di Roma e della sua provincia è stato progettato senza rispettare la normativa antisismica, nonostante il rischio, soprattutto nell’area dei Castelli Romani e della Valle dell’Aniene, sia notoriamente presente. E al di là di tutto, basti ricordare il drammatico episodio del crollo di San Giuliano di Puglia, in Molise, in una zona che non era nemmeno classificata a rischio sismico.

Ce ne sarebbe abbastanza per disegnare un quadro complessivo quantomeno preoccupante, visto che di fronte alle tante irregolarità queste scuole restano aperte, e ogni mattina accolgono decine di migliaia di studenti. Ma la lista delle criticità non è finita. C’è la mancanza di parafulmini (nel 39 per cento delle scuole) e il degrado delle facciate esterne o dei muri interni, che interessa il 56 per cento degli istituti superiori. C’è la presenza di inquinamento elettromagnetico (nel 21 per cento dei casi) o acustico (31 per cento), a fronte dell’assenza di provvedimenti che limitino i rischi per alunni, insegnanti e personale delle scuole. E 13 istituti su 100 non hanno una fermata dei mezzi pubblici nel raggio di 250 metri.

Il bello (si fa per dire) è che i primi risultati di questa indagine così poco lusinghiera Azione giovani li ha diffusi più di un anno fa, «eppure nel frattempo la situazione non è cambiata», sottolinea il presidente di Ag Roma, Cesare Giardina. E il consigliere provinciale del Pdl Federico Iadicicco, di fronte a questa situazione, punta l’indice contro l’assessore competente, che all’indomani della tragedia di Rivoli aveva deciso di convocare un tavolo tecnico. «L’assessore fa bene - il commento dell’esponente dell’opposizione, che ha presentato una mozione chiedendo la messa in sicurezza degli istituti scolastici - ma non racconti che deve cercare le criticità delle scuole di Roma e Provincia: sanno tutti che la situazione non è critica, è disastrosa». D’altra parte, anche il dossier di Azione giovani non è tenero con la giunta di centrosinistra di Nicola Zingaretti. Accusandola di essersi limitata a «rivendicare» gli interventi previsti dalla precedente amministrazione. Peraltro inadeguati, visto che «non presentano soluzione all’emergenza legata all’edilizia scolastica» né «dimostrano volontà di intervenire per rendere gli istituti conformi alle norme sulla sicurezza». Anzi, come si diceva, sono proprio gli adempimenti di competenza della Provincia a essere rimasti in gran parte inattuati. Quanto basta, secondo Ag, ad attribuire all’ente locale «la responsabilità politica di non aver assolto al compito istituzionale di garantire la sicurezza degli edifici scolastici».