Aule piene: «Lasciateci studiare in pace»

Corridoi pieni, aule gremite. Solito via vai fra mensa e biblioteca. Università Statale, ore 12. Mentre in piazza Duomo un gruppetto di studenti segue i corsi improvvisati all’aperto, centinaia di altri colleghi sono regolarmente a lezione. Gli striscioni che inneggiano alla protesta contro la riforma Gelmini sono spariti, la mobilitazione dei giorni scorsi sembra lontana anni luce.
Gli studenti spiegano di non voler perdere tempo, che la loro priorità è superare gli esami. Una posizione, questa, trasversale agli atenei. L’atmosfera, infatti, è serena anche al Politecnico e in Bicocca. Persino nella sede di Scienze politiche, in via Conservatorio, da dove è partita la protesta dei giorni scorsi. «In Statale tutto funziona regolarmente - racconta Giulia, iscritta a Lettere - le aule sono piene e le lezioni non sono mai state interrotte. Credo che la maggior parte degli studenti non sia d’accordo con l’idea di occupare. Per noi sarebbe solo una perdita di tempo».
In via Festa del perdono è una giornata di lauree. L’aula al primo piano è piena di futuri dottori accompagnati da genitori e amici. «Fin all’inizio della settimana ho avuto paura che bloccassero la seduta - spiega Cinzia Colombo, neolaureata in Scienze chimiche -. Sono d'accordo con la protesta se può servire a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma mi sarei arrabbiata molto se avessero fermato questa sessione».
Si fa festa anche al Politecnico. Marianna, corona di alloro sulla testa, festeggia con la mamma. «Anche qui non abbiamo avuto problemi - dice -. Penso che, diversamente da altri colleghi, noi ingegneri proprio non abbiamo il tempo per scendere in piazza». Lo testimoniano le aule piene, dove i ragazzi restano chini con la testa sul libro mentre il professore disegna un grafico sulla lavagna.
«Di questa protesta ci interessa poco - ammette Andrea -. Quello che vogliamo è solo studiare in pace». Concetto che gli studenti di Scienze politiche hanno deciso di affiggere su uno striscione. Dice. «La vostra protesta non la pagheremo noi».
Anche loro, che nei giorni scorsi sono stati considerati gli animatori della mobilitazione, prendono le distanze dalla minoranza che scende in piazza e occupa i binari di Cadorna. Per due giorni di fila i cancelli di via Conservatorio sono rimasti chiusi per un’ora, ma, raccontano i ragazzi, «chi voleva entrare in aula, la maggior parte di noi, è stato libero di farlo». «Nessuno di noi ha ricevuto pressioni per restare fuori - conferma Mariangela Agazzi -, le lezioni sono andate avanti regolarmente. Qualcuno, nelle ore di pausa, è andato in Duomo per vedere cosa succedeva, per curiosità».
Anche i moderni corridoi della Bicocca sono gremiti. Come le aule e la zona riservata alla connessione Wifi. Intorno alle 14 non c’è un solo posto libero. «Le lezioni sono cominciate puntualmente come sempre - afferma Marco -, fino alle 18.30 andranno avanti un po’ ovunque. Credo che molti studenti qui non siano d’accordo con la protesta. Io, per esempio, sono fuori sede e vivo sulle spese. Le mie priorità, quindi, sono solo studiare e superare gli esami».