Da Aulla a Sarzana: 18 chilometri a piedi come i veri pellegrini

Da Aulla a Sarzana. La Francigena da seguire è un Giano bifronte. Del tipo, statale della Cisa a respirare gas di scarico per poi cedere al passaggio by auto, o prendere per i boschi. Che significa un bel 18 chilometri di sentiero o mulattiera o sterrato da farsi rigorosamente a piedi. Da San Caprasio alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Ce la puoi fare, ma urge guida. Appuntamento all'alba all'abbazia: Angela e Giampi da Parma sono già lì. Bella coppia, di quelle che si stuzzicano e con la coda dell'occhio si spiano. Camminatori, tu un po' meno. «Ehi, anche se ti sembra di non farcela più, metti un passo avanti all'altro, ok?» Una preghiera e via. A sinistra verso Piazza Garibaldi, ancora a sinistra, e dal ponte a destra. Ecco i cartelli del Cai, oltre il passaggio a livello su per la strada asfaltata, fino a Via Frascara. Poi il sentiero che sale ripido nel bosco.
Cammini in silenzio, Giampi si orienta bene, svolta, arriviamo ad un quadrivio, ancora avanti fino ad un'edicola votiva da cui infili un sentiero. Sei a rimorchio e puoi goderti lo spazio, il dettaglio, il sole che infilza un fiore. Il fiato si fa regolare, il resto è decantazione del silenzio. In tre e non hai bisogno di far passare il tempo. Lo scenario naturale evoca mistero e bellezza, e la storia intuita nei profili degli antichi borghi che sbucano in costa. Prima i ruderi di Burcione, poi l'incantevole borgo di Bibola. Senza fiato, e non solo per il paesaggio scostante: hai agganciato il ritmo dell'anima. Ancora a destra, incroci l'asfalto e procedi in discesa: la valle e le Apuane prima di raggiungere Vecchietto. Pennellate di pietra. Angela propone una sosta. Va bene, un panino gustato con parsimonia. Sei stanca e accaldata, ma adesso non conta. Superi la chiesa e vai per la strada principale. Subito dopo un «volto» a destra per una mulattiera in salita. Fino a degli orti e poi nel bosco. Guida Giampi, un po' di svolte. Il sentiero sale ripido tra i castagni fino alle «Quattro Strade». Da lì, sempre dritto, entri in Liguria. Le gambe tremano, discesa e pianori verso Sarzana, e quel mare prepotente che dilata l'occhio sul golfo della Spezia. Pensi ai pellegrini di allora, a Giampi e Angela e alla loro determinazione. Ecco Ponzano, avanti. Dalla casa colonica esce Linda, sembra vecchissima, un po' piegata, sorride, fa un gesto lento con la mano, nel grembiule tiene delle pesche. Ne prendi un paio, profumano di buono. Avanti, la strada si fa sterrata, uno spiazzo, poi diventa sentiero fino ai ruderi del Castello della Brina. Scendi a valle dove incroci la strada provinciale che da Falcinello scende a Sarzana. Eccola, Giampi ti stringe per le spalle: «Hai visto che non era insostenibile, impossibile, inaccessibile?» facendoti il verso. Un piccolo miracolo, e non solo per quel paesaggio che non avresti mai scontato su pelle e occhi. Costeggi il Torrione San Francesco, attraversi Piazza Matteotti, poi Via Mazzini, la Pieve di Sant'Andrea e finalmente la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Giù lo zaino, un altro timbro sulle credenziali del pellegrino, un po' di quel tempo senza tempo che ribalta le priorità. Giampi e Angela proseguono, tu riparti il giorno dopo. Ancora un pezzetto di Francigena con il tuo accompagnatore by auto. Direzione Massarosa. Segnaletica inesistente. Raccogli un po' d'informazioni, «praticamente da Sarzana a Lucca c'è la viabilità normale-ti spiega Riccardo, allampanato, un dente sì e no, ma ferrato-Sennò ci sono dei percorsi alternativi, ma bisogna essere del posto». Cassato. Esci da Porta Romana e punti Ortonovo e poi Luni, il porto dove s'imbarcavano i pellegrini della Francigena per Santiago. Inizi a costeggiare la zona archeologica e l'anfiteatro romano. Val la pena calpestare quell'area, anche perché t'imbatti in Virgilio Del Bucchia, che, guarda un po', è un appassionato di storia locale di Massarosa in gita di approfondimento. E più che qualcosa sa della Via Francesca: «i documenti la chiamano così-precisa Virgilio-e ricalcava un po' le strade consolari romane». Passava anche da Massarosa? «Ci hanno lasciato fuori, ma ci sono fior di reperti e ospitali che ne attestano il passaggio. Ad esempio l'ospedale di San Lorenzo». Te lo porti dietro verso Lucca, e ti spiega che da Luni a Lucca i tracciati principali sono un paio: «O passi per Camaiore, Monte Magno, Gavine e Ponte San Pietro; o segui la base delle colline. Da Massarosa una strada a mezza costa sale al Monte Quiesa e arriva a Compignano, poi Arliano, Pregonaia e Ponte San Pietro. Quattro ore in mezzo ai boschi. Da fare». L'ha avuta vinta l'uomo cellulare, by auto. Ti concedi solo un pezzetto a piedi con Virgilio, sopra Massarosa. Virgilio scarpina da anni: «C'è una spiritualità che ha bisogno di ripetività-ti spiega -e ce l'hai col rosario o con questi lunghi itinerari di fede. Dopo sei-sette giorni che cammini alzandoti alle 5, superata la fase-stanchezza, allunghi i chilometri e superi il concetto di tempo. Non hai lo stress di arrivare e ti fermi per vedere fuori e dentro te. Ci sono i particolari, gli incontri con le persone. E le lingue non sono più un problema». Lo ascolti, hai macinato, due-tre tappe, contro pigrizia, paura, perplessità. E finalmente l'hai intuita quell'ombra della percezione che ha attraversato i secoli e inossidabile calza i talloni dei pellegrini post moderni. Virgilio non parla più, si asciuga il sudore: «Torniamo indietro?» Lucca sta di là dal monte. Certo che torniamo indietro, per questa Via Francesca che ha i suoi seguaci per sentieri che neanche immagini, per strade che sono mattoni e pietre. Con le sue storie di uomini, che senza essere santi stanno cercando qualcosa.
(3- fine)