Aumentano i ricavi e calano i costi del personale, in diminuzione le sofferenze. Approvata l’incorporazione di Fineco e Mcc. Nessuna acquisizione in vista Capitalia, in sei mesi più utili che nel 2004 Nel bilancio al 30 giugno 440 milioni di profitti. A

La quota in Bankitalia «valida e importante». Confermato l’impegno a scendere in Mediobanca

Marcello Zacché

da Milano

Capitalia festeggia la semestrale con un utile di 400 milioni, superiore a quello dell’intero 2004 di 322 milioni. Ma soprattutto ha presentato un risultato «Ias», cioè ottenuto con i nuovi principi contabili in vigore dal 2006. Un vanto per l’amministratore delegato Matteo Arpe, che ha ieri illustrato agli analisti il bilancio al 30 giugno (approvato insieme all’incorporazione di Fineco e Mcc), ricordando che si tratta ormai del terzo documento «Ias», dopo la trimestrale e il piano industriale.
I buoni risultati, che la Borsa ha accolto con un rialzo dello 0,6% a 4,63 euro, sono stati ottenuti in un semestre in cui l’unico dato non felice è quello del margine d’interesse, calato del 2,2%. Una situazione da mettere in relazione con la Banca di Roma, la banca del gruppo che resta più bisognosa di intervento.
Per il resto i numeri dicono quello che sogna ogni manager: crescono i ricavi, calano i costi. I primi grazie alle commissioni nette (su obbligazioni, mutui, bancassurance) calcolate anche queste in ottica Ias (non sono conteggiate in un’unica soluzione, ma spalmate per la durata del prodotto). I costi hanno registrato una contrazione del 5,7% nelle spese per il personale. Il cost income è sceso dal 65,4 al 62,2%. Il Roe del semestre ha toccato il 12,8%, in linea con i migliori del settore.
Altro punto è quello del calo di accantonamenti e rettifiche, del 75%. È il terreno dove Arpe si è concentrato dal suo arrivo, 4 anni fa, a Roma. I risultati arrivano anche sul fronte del recupero crediti: la società Arcon, costituita ad hoc con Goldman Sachs, ha permesso di conteggiare quasi 250 milioni di riprese di valore. Su questo e sugli altri aspetti del rilancio del gruppo rimane impegnato Arpe, che ha escluso avventure esterne: «Non ci sono possibilità: per noi il miglior investimento è Capitalia stessa».
Arpe, parlando agli analisti, ha toccato due tra i temi industriali di maggiore attualità: Parmalat e Fiat. In entrambi i casi Capitalia è creditrice importante, e l’ad ha detto che, ai prezzi attuali, «la plusvalenza sul portafoglio Fiat che verrà convertito è di 30 milioni, mentre su Parmalat la plusvalenza supera i 100 milioni». Pur non intendendo diventare azionisti stabili, «non abbiamo però alcuna fretta di vendere la nostra quota Fiat, una volta convertito il prestito» ha detto Arpe, che si è detto soddisfatto dei risultati raggiunti dal gruppo. Mentre riguardo a Parmalat: «Siamo orientati a supportare il gruppo, ma non abbiamo fretta di cedere la partecipazione fino a quando non ci sarà un azionariato chiaro».
Per quanto riguarda Bankitalia, Arpe non si è sbilanciato, definendo però la partecipazione di Capitalia «valida e importante».
Inevitabile, infine, un commento sulle quote «calde» in Mediobanca e Rcs: «Sia noi sia Unicredit abbiamo dichiarato la disponibilità a ridurre la partecipazione in Mediobanca», ma anche qui «Capitalia non ha fretta». E sia sulla banca d’affari sia su Rcs Arpe si è detto «soddisfatto della performance della società».