Gli aumentano le tasse Spara alle sorelle e poi si toglie la vita

Il ristoratore ligure, 69 anni, aveva ricevuto cartelle dell’Ici con cifre abnormi da pagare per il suo locale nel paesino di Tiglieto

da Tiglieto (Genova)

Tre colpi sordi, nella notte: due diretti contro le sorelle Alsia di 84 anni e Tersilia di 80, che dormivano nella stessa camera. Poi un’altra pressione sul grilletto della pistola. Con la canna rivolta contro se stesso. Giampiero Assandri, 69 anni, ha voluto condividere la sorte delle donne con cui aveva sempre vissuto, in perfetta armonia. Poche ore prima i tre fratelli avevano ricevuto per posta il secondo accertamento fiscale. Una richiesta enorme, come una sentenza senza appello, e comunque per loro insostenibile: Ici arretrata per duecento volte quello che avevano pagato fino a ieri, loro che gestivano da tempo una locanda con cucina, il «Pigan», nel paese di Tiglieto, quattro case e un campanile nell’entroterra genovese sotto le montagne del Beigua, in questi giorni sommerso dalla neve.
Visto cosa c’era scritto sul foglio, Giampiero, Alsia e Tersilia si erano disperati, per la paura di dover chiudere per sempre con quell’alberghetto ormai senza clienti che non fossero gli amici del circondario: le quattro mura, per loro, era state ed erano ancora la vita intera. Si erano messi in testa che non c’era più niente da fare, davanti al documento emesso dalla ditta Area Riscossioni Spa di Mondovì, che ha ricevuto l’appalto dal Comune per incassare le imposte locali. A nulla sono serviti i tentativi di tranquillizzarli del loro commercialista, Aldo Siri, che era soprattutto un amico di famiglia. E che ora piange senza darsi pace, con lo scrupolo di non aver fatto abbastanza per scongiurare la tragedia. «Non sono riuscito a calmarli, non ho fatto abbastanza...»: ha la voce rotta, Siri, anche lui originario di Tiglieto, oggi presidente del Municipio Centro est del capoluogo ligure. Poi, cerca di trovare un perché. Ma la rabbia supera la commozione: «L’ho detto al sindaco, tante volte: l’accertamento fatto sull’intero immobile, e non solo sulla parte utilizzata come bar e locanda, è assurdo. E poi, ormai l’esercizio era in perdita, i tre fratelli lo tenevano aperto solo perché era tutto il loro mondo. Ma ci rimettevano». I tentativi di mettere le cose a posto hanno cozzato contro la burocrazia: mentre era in corso la controdeduzione preparata da Siri, ma cresceva anche l’angoscia degli Assandri, la «macchina» impersonale dell’accertamento è andata avanti implacabile. E ha rotto qualcosa, tutto, nell’animo di fratello e sorelle. Fino all’epilogo. I corpi sono stati trovati dai carabinieri, giunti in serata dal vicino comune di Rossiglione dopo essere stati messi in allarme da alcuni conoscenti dei ristoratori, preoccupati perché non li avevano visti per tutto il giorno.
«Erano persone tranquille, ma molto riservate»: li descrive così una donna che abita nel paese e conosceva bene le vittime dell’omicidio-suicidio. E aggiunge: «Erano proprietari di un albergo che poi hanno lasciato per trasferirsi in un altro poco distante, quasi di fronte al primo. Non si erano sposati, la loro vita si è svolta sempre lì, in via Marconi, un po’ prima del centro». La signora ricorda che tenevano la locanda come fosse una reliquia: «La curavano fin nei minimi particolari, anche quando non era frequentata da ospiti». Affiorano i ricordi: «A comperare andava quasi sempre Giampiero. Lo rivedo ancora quando, in autunno, era in giardino e con l’aspiratore passava e ripassava per eliminare le foglie secche perché tutto doveva essere pulito». Uno come lui non poteva sopportare che glielo portassero via, che lo strappassero a lui e soprattutto a Alsia e Tersilia, le sue sorelle, la sua unica famiglia. E poi, per colpa di una tassa...