Gli aumenti agli operai? In base alla pagella

BerlinoDa sempre il sindacato tedesco è considerato allo stesso tempo uno dei più duri e dei più duttili d'Europa. Le due cose non sono incompatibili: se l'organizzazione è seria e segue più gli interessi dei lavoratori che quelli della politica, il binomio è possibile. L'ultimo accordo sul rinnovo del contratto di lavoro nel settore dell'auto stipulato dalla potente Ig Metall, il sindacato dei metalmeccanici, può essere ancora una volta un faro nella contrattazione sindacale fra lavoratori e imprese. Detta in soldoni, si tratta di scambiare la salvaguardia dei posti di lavoro con garanzie su una maggiore produttività. I lavoratori rinunciano ad aumenti salariali, la casa automobilistica non licenzia.
In partenza l'accordo è stato stipulato con la Volkswagen, primo produttore di auto in Europa, in riferimento agli stabilimenti nella regione del Nord Reno-Westfalia, dove a maggio si terranno le elezioni regionali, primo importante banco di prova per il nuovo governo di Angela Merkel: qui il sindacato è riuscito a blindare fino al 2014 centomila posti di lavoro in un settore che, in quella sola regione, occupa settecentomila operai. I quali si sono impegnati a garantire un aumento della produttività del 10 per cento l'anno. Una maggiore efficienza che, secondo le richieste della Volskwagen, non dovrà riguardare tanto la produzione effettiva, quanto i dipartimenti dello sviluppo, della vendita e dell'amministrazione.
Due giorni dopo, lo stesso modello di accordo è stato firmato anche per i 740mila lavoratori del Baden-Württemberg, dove incide pesantemente la crisi di un altro marchio storico dell'industria automobilistica tedesca, la Daimler. La firma è giunta poche ore dopo che la prestigiosa casa di Stoccarda aveva reso noto di aver chiuso il 2009 con un rosso di 2,64 miliardi. Ora l'accordo verrà esteso agli altri 14 Länder tedeschi. Complessivamente interesserà 3 milioni e 400mila lavoratori in un settore come quello dell'auto colpito duramente dalla crisi economica globale. Nel dettaglio il nuovo contratto - che scadrà nel marzo 2012 - prevede anche un pagamento una tantum in busta paga di 320 euro per il periodo tra maggio 2010 e aprile 2011, poi un aumento salariale del 2,7 per cento per i successivi 12 mesi. Le aziende, dal canto loro, per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, potranno ricorrere ancora al meccanismo della riduzione della settimana lavorativa, portandola in caso di necessità dalle attuali 35 alle 28 ore settimanali, con una conseguente riduzione degli stipendi dei lavoratori colpiti da questa misura. I due meccanismi combinati permetteranno alle imprese di ridurre i propri carichi salariali senza però intaccare troppo quelli singoli dei lavoratori.
Per gli imprenditori è una boccata d'ossigeno dopo un anno in cui gli interventi statali come il finanziamento della settimana corta e gli incentivi per la rottamazione hanno consentito di evitare il disastro. Per il sindacato, alle prese ancora con la dura vertenza Opel con la casa madre General Motors (8.300 esuberi in tutta Europa, di cui 3.900 solo in Germania), è un successo, ottenuto senza ricorrere neppure a un'ora di sciopero. Per entrambi la dimostrazione di sapersi far carico delle difficoltà e di riuscire a trovare assieme le soluzioni più opportune. «Il meccanismo della settimana lavorativa ridotta servirà da valvola di sicurezza per le maestranze di aziende in difficoltà», ha detto il numero uno di Ig Metall, Berthold Huber, «si tratta di un buon risultato raggiunto attraverso una ripartizione di sacrifici giusti». E il rappresentante della controparte imprenditoriale, Martin Kannegiesser gli è andato a ruota: «Ecco un segnale eccellente di gestione comune della crisi».
Alle ovvie, positive reazioni del mondo politico tedesco si aggiunge l'approvazione e in qualche caso l'invidia dei commentatori internazionali. Il Financial Times loda il comportamento delle controparti tedesche e il quotidiano francese Le Figaro nota come, anche grazie alla responsabilità del sindacato e dei lavoratori, in Germania la crisi scivoli senza tensioni né scioperi né manifestazioni ma all'interno di un quadro di armonia fra patronato e sindacato. «Questo consenso generale è un vantaggio per gli imprenditori tedeschi», dice Carsten Brezski, economista della Ing Financial Markets interpellato proprio da Le Figaro, «una catena virtuosa che lega moderazione salariale, tenuta della competitività e ripresa delle esportazioni».