«Aumenti per migliorare il servizio Così chi viaggia rinuncerà all’auto»

(...) L’assessore Cattaneo guarda con invidia l’erba del vicino: «A Parigi, per fare un esempio, la rete è più che doppia rispetto a Milano. Ci sono una soddisfazione degli utenti più elevata e una redditività maggiore per le aziende. Ma ci sono anche tariffe più alte. Con le nuove linee del 2008 è in arrivo un’occasione storica ed è giusto agganciare a questo cambiamento un ripensamento totale. Il lavoro ambizioso, difficilissimo ma necessario, è rivedere integralmente il sistema tariffario del trasporto pubblico lombardo».
Eccoci al punto dolente. Quanto prevede che aumenterà il prezzo del biglietto?
«Il finanziamento del trasporto pubblico locale avviene attraverso due leve, ovvero il costo del biglietto e i contributi pubblici. Oggi in Lombardia il prezzo del biglietto copre un terzo del costo del servizio; gli altri due terzi sono finanziati con fondi pubblici. Chi paga treno e autobus paga un terzo del costo, il resto lo paghiamo tutti noi con le tasse. All’estero la copertura dei costi è di due terzi, perché più gente usa i mezzi, ci sono più servizi e viene alimentato il meccanismo che incentiva le aziende a fare più servizi».
Milanesi e pendolari devono attendersi un forte aumento delle tariffe?
«Un aumento omogeneo e uguale per tutti lo trovo iniquo e impossibile. La gente non lo capirebbe. Credo che il professionista che vuole i servizi di eccellenza e paga da Como a Milano un sesto che se venisse con la macchina, lui potrebbe pagarsi tutto intero il costo del biglietto. Rimarrebbe conveniente rispetto all’automobile e continuerebbe a scegliere il treno, perché la scelta è dettata da ragioni di qualità. Oggi invece il treno lo prendono in pochi e certo non per i costi».
Vuole triplicare il prezzo del biglietto ai professionisti?
«Non voglio triplicarlo ma se lo triplicassimo, non faremmo una cosa ingiusta. Se invece lo aumentassimo anche solo del cinquanta per cento allo studente universitario, lì faremmo una cosa ingiusta. Ne ho parlato con i sindacati lombardi che, dimostrando di essere più moderni dei sindacati nazionali, ritengono sia un tema che vada affrontato in maniera radicale e innovativa. Lo stesso spirito anima il progetto di introdurre tariffe e abbonamenti diversi tra l’ora di punta e le fasce orarie in cui c’è minore affollamento».
Non teme che aumentare il prezzo del biglietto spinga a preferire l’auto?
«Direi il contrario. È il sistema attuale che non incentiva il mezzo pubblico e la prova è che non ha funzionato per convincere le persone a lasciare l’auto in garage. A Milano si paga da due terzi a un terzo di quel che si paga in Europa eppure il milanese è molto più insoddisfatto degli utenti europei. Questo modello costa poco ma funziona pochissimo. Il risultato è clienti insoddisfatti, aziende con bilanci in rosso e un sistema al collasso».
Si tratta pur sempre di un servizio pubblico. Altrimenti che cosa le si pagano a fare le tasse?
«Nessuno pensa di ridurre i fondi pubblici, che anzi vanno aumentati e aumenteranno. Ma per far fronte alle esigenze, serve anche un aumento, altrettanto forte, sulle tariffe. In questi giorni stiamo chiudendo un accordo con il governo per avere più soldi. Il modo migliore di spenderli è aumentare il contributo alle aziende di trasporti? Io credo di no».
Secondo lei non deve essere lo Stato a garantire il diritto alla mobilità?
«Quando questo sistema è nato, circa cento anni fa, non c’era mobilità privata. Era corretto che le tasse servissero a garantire un diritto inviolabile come la mobilità. Ma la mobilità ormai è larghissima e c’è la possibilità per ognuno di noi di usare il servizio privato».
Le aziende devono adeguarsi al mercato?
«L’esperienza insegna che il sistema che alloca meglio le risorse è il mercato e se vogliamo introdurre elementi di mercato dobbiamo fare in modo che il prezzo del servizio remuneri il costo del servizio. Oggi il sistema è inefficace e iniquo. Ci sono aziende che ci stanno dicendo: non ci potete obbligare a fare servizi in perdita. La più grande che ce lo dice è Trenitalia. Ma se l’azienda che fa treni non fa treni, la gente non si muove più. Per questo ci muoviamo verso la liberalizzazione e l’obiettivo è di affidare il servizio con gare pubbliche a chiunque, avendo certi requisiti, fosse in grado di fare un’offerta migliore rispetto alla qualità del servizio. Si può creare una competizione su quanti chilometri in più vengono offerti rispetto al servizio minimo. O si può stabilire qual è il contributo che il pubblico mette sul tavolo e affidando il servizio a chi è in grado di fare più servizi o fare uno sconto su quel contributo».