In aumento le intolleranze alimentari

Spesso, vengono liquidati come semplici disturbi passeggeri: cefalee, inappetenza, stipsi e disturbi della digestione, insonnia e dermatiti. Sono segnali, avvertimenti che il corpo prova a mandare, per dire che la «macchina perfetta» si è inceppata. E che, dietro a quegli «sos», c’è un disturbo da non sottovalutare. Un’intolleranza a uno o più alimenti, per esempio.Si chiama ipersensibilità alimentare; è un fenomeno che si sta allargando e che ancora viene sottovalutato. «Errate abitudini alimentari, inquinamento, cibi adulterati per esigenze di mercato, ritmi di vita frenetici sono i fattori che, uniti, provocano sempre più casi di persone intolleranti a particolari alimenti» spiegano dal Centro «Un Dojo» di Chiavari. Il primo passo, allora, è quello di scoprire quali sono gli elementi in grado di provocare il disturbo: «è sufficiente un esame, del tutto indolore, per capire l’alimento nocivo. E per tracciare, subito dopo, un percorso capace di indicare non solo i cibi da eliminare ma, con il supporto del neuropata, il correttivo fito-omeopatico per facilitare la naturale disintossicazione dell’organismo». Perché solo mediante il doppio intervento: «eliminazione dell’alimento» e «disintossicazione sistemica» si può raggiungere il risultato ottimale: una migliorata funzionalità fisiologica e quindi il benessere. Per limitare il rischio di possibili intolleranze, la ricetta c’è: «limitare l’uso di latte e derivati, lieviti, farina bianca glutine, zucchero raffinato, carne suina, funghi, pomodori, caffè e uova - concludono al “Centro Un Dojo” - bere molto, fare attività fisica e, soprattutto, effettuare un controllo bioenergetico-intolleranza alimentare due volte l’anno, per tenere l’organismo in uno stato di purificazione ottimale».