Aumento rendite, la maggioranza litiga

Acque agitate, nel centrosinistra, dopo l'annunciato aumento delle rendite finanziarie al 20%. Padoa-Schioppa convoca un vertice per mercoledi prossimo, per l'avvio dei lavori sulla Finanziaria. Intanto l'effetto Visco <strong><a href="/a.pic1?ID=200661">mette le ali a Fi e Lega</a></strong>

Roma - Si riapre la polemica nella maggioranza sul riordino della tassazione sulle rendite finanziarie e intanto il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa convoca un vertice per mercoledì prossimo con viceministri e sottosegretari per l’avvio dei lavori sulla Finanziaria 2008. A frenare sul provvedimento che porterà l’aliquota sugli utili da operazioni finanziarie (titoli di aziende e titoli di Stato) dal 12,5 al 20% ci sono Capezzone (Rnp) e i vicesegretari dei Popolari Udeur Antonio Satta e Marco Di Stefano. "Un’intervista di un sottosegretario - affermano - non decide la politica fiscale del Governo. La tassazione delle rendite non è argomento da discutere sui giornali poco dopo ferragosto, ma deve essere affrontato seriamente all’interno dell’Unione".

Il presidente della Commissione attività produttive, Daniele Capezzone, annuncia che di essere "pronto a qualunque forma di opposizione, in parlamento e nel paese, incluse le forme più gravi". Secondo Capezzone, "se questo progetto si concretizzasse, ci troveremmo dinanzi ad una ingiustificabile aggressione contro le famiglie e i piccoli risparmiatori: una dissennata jihad fiscale, che comporterebbe il suicidio politico di Governo e maggioranza". La relatrice al ddl Donatella Mungo (Prc) ribatte: "L’aumento della tassazione delle rendite favorisce i piccoli risparmiatori e permette di liberare nuove risorse ora vincolate ai depositi bancari tassati al 27%".

Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti commenta: "Buono. Ma prima pensino a ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti, sennò siamo alla solita politica da vecchia sinistra. Ci vuole una redistribuzione delle tasse: non bisogna solo alzarle". Dal segretario generale dell’Ugl Renata Polverini arriva un invito al governo a "tradurre il progetto in un atto concreto con la prossima Finanziaria, facendo dell’Italia un Paese più europeo. Non vorremmo rimanere delusi un’altra volta, come lo scorso anno, con un provvedimento divenuto carta straccia per le divergenze d’opinione all’interno della maggioranza".

Uno studio della Cgia di Mestre rileva che ogni italiano paga in media 6.665 euro di imposte all’anno "a fronte di servizi pubblici tra i più scadenti d’Europa". Ogni italiano versa all’erario in media 6.665 euro di imposte l’anno contro i 5.877 pagati da un cittadino tedesco. E se i francesi danno allo Stato qualcosa di più di noi, in media 6.778 euro di tasse pro capite, è pure vero che ricevono in cambio 9.467 euro sotto forma di spesa sociale contro i soli 7.047 euro degli italiani. Anche la Germania è generosa: i tedeschi beneficiano di un trasferimento pro-capite pari a 8.655 euro. Dall’opposizione, Maurizio Gasparri (An) afferma che "Prodi presenta il conto agli italiani con l’aumento delle tasse sul risparmio". Mentre di "cambiale pagata all’estrema sinistra" parla Marco Zacchera.