Aurelio

Era non solo omonimo ma anche contemporaneo e amico di s. Agostino (che di secondo nome faceva appunto Aurelio). L’Aurelio di oggi era un diacono di Cartagine che fu fatto vescovo di quella città quasi nello stesso anno in cui s. Agostino divenne vescovo di Ippona, cioè attorno al 396. Il vescovato di Cartagine lo rendeva praticamente il primate d’Africa, più importante di s. Agostino. Aurelio rimase in carica una quarantina d’anni e dovette affrontare due eresie una più insidiosa dell’altra. La sua fortuna fu di avere al fianco nella lotta quel grandissimo cervello di s. Agostino. La prima era il donatismo, che prendeva nome dal prete Donato e praticamente legava la validità dei sacramenti alla santità personale di chi li amministrava. L’altra era il pelagianesimo, che prendeva nome dal monaco inglese che di fatto negava la Grazia sostenendo che la salvezza può essere conseguita con la sola ascesi. Oggi la parola “salvezza” non dice più niente quasi a nessuno, ma in essa si riassume tutto il cristianesimo, perché alla morte non si sfugge e, ci si creda o no, c’è un dopo. Torniamo al nostro Aurelio. La sua figura fu, certo, oscurata da quella di s. Agostino, ma quest’ultimo lo teneva in altissima considerazione e lo consultava spesso. Aurelio godeva anche della stima del papa Innocenzo I e di un altro gigante come s. Giovanni Crisostomo. Fu più che altro un uomo d’azione, riuscendo, tra le altre cose, a sradicare antichi abusi e a ottenere che i laici cantassero i salmi durante le celebrazioni. Negli ultimi anni dovette affrontare anche le invasioni vandale. Morì nel 430.