Ausiliari della sosta «in sosta»: «Pochi diritti, molta confusione»

«Vice-ghisa» in sciopero contro il conflitto di competenze: sono dipendenti Atm ma per il Comune possono multare come i vigili

Giornata di sciopero, ieri, per gli ausiliari della sosta. La protesta, indetta dal Cub, il sindacato dei trasporti, è culminata in un corteo di cinquanta persone dalla sede dell’Atm a Palazzo Marino. E proprio con i due organismi ce l’hanno gli ausiliari: dal 2003, infatti, essi non sono più coordinati dal comando dei vigili urbani, ma da funzionari dell’Azienda dei trasporti. Il passaggio ha comportato, secondo i sindacati, oltre che un peggioramento delle condizioni lavorative e contrattuali, anche un conflitto di competenze. Una sentenza della Corte di cassazione ha stabilito infatti che gli ausiliari, come dipendenti Atm, possono multare solo le auto parcheggiate indebitamente all’interno delle strisce blu, controllate appunto dell’azienda. Sotto la giunta Albertini, però, gli ausiliari avevano continuato a svolgere mansioni da vigili urbani, in base a una delega speciale. Delega non rinnovata dall’attuale sindaco, Letizia Moratti: «Nonostante questo - spiega Monica Barilli, rappresentante sindacale - l’Atm ci obbliga lo stesso a fare multe che non riguardano la sosta. Chi si rifiuta può incorrere in richiami e multe. Chiediamo al Comune di tornare sotto il controllo dei vigili urbani, come promesso dalla Moratti in campagna elettorale, mettendo fine a questa situazione di illegalità».
«Fra Atm e Comune di Milano - replica l’Atm - esiste un contratto di servizio. Le mansioni degli ausiliari sono stabilite direttamente dal Comune: continueranno a svolgere i compiti da esso stabiliti. Non c’è nessuna situazione di illegalità».
Ma il conflitto di competenze, stando agli ausiliari, sembra essere solo la punta dell’iceberg. Roberta, 43 anni, da 7 ausiliaria della sosta, racconta: «Sotto l’Atm non abbiamo diritti: stiamo in strada anche sette ore al giorno, ma con tutto lo smog che respiriamo non ci viene riconosciuta l’indennità di strada degli autoferrotranvieri». Anche Isa, 45 anni, due figli a carico, ha visto peggiorare la sua condizione: «Gli orari e i turni non sono compatibili con la vita di una madre di famiglia: il settanta per cento di noi sono donne, ma non siamo tutelate. Ci vengono contestati ritardi di pochi minuti, e l’azienda ci fa controllare: se saltiamo una macchina o cambiamo il percorso scattano le sanzioni».
Secca la replica dell’azienda: «L’idea che noi multiamo e sanzioniamo i nostri dipendenti è folle: è una cosa che non abbiamo mai fatto e che non rientra assolutamente nella politica dell’azienda. Atm riconosce da sempre a tutti i propri dipendenti, compresi gli ausiliari della sosta, i diritti dei lavoratori».