Ausonia, erede di «Amyclae»

Renato Mastronardi

Piccola capitale dei monti Ausoni, minuscolo paese dell’estremo sud della Ciociaria, ma custode e testimone di una storia grande ed antichissima. Tutto questo è Ausonia che, a pochi chilometri da Cassino, è ai confini meridionali della provincia di Frosinone, quasi a ridosso della provincia di Latina. Ausonia vive una stagione di grande sviluppo grazie alle industrie estrattive del suo marmo di Coreno. Ma non era così ai tempi della quasi mitica Fratte. È, questo, il nome che, fino al 1862, indicava l’attuale Ausonia che, ancora oggi come allora, in qualche ampio tratto è circondata da una ricca vegetazione di difficile penetrazione (appunto, le fratte), ben nota, sin dai primi anni dell’Ottocento, ai numerosi briganti, usi a «transumare» dal Regno di Napoli verso lo Stato Pontificio e viceversa. Il nuovo toponimo, quello di Ausonia, deriva dalla supposta esistenza di una omonima città che la leggenda vuole distrutta da Roma, ma che, ancor più remotamente, si indicava come diretta discendente della mitologica Amyclae, fondata dai gemelli Castore e Polluce. Di fatto, però, si è a conoscenza di un popolamento locale e di un centro abitato che si formò soltanto in epoca longobarda e attorno ad un precedente presidio militare bizantino. Tuttavia, una prima sicura testimonianza storica su Fratte-Ausonia si ha nel 1039, quando l’abate di Montecassino, con l’aiuto dei duchi di Gaeta, riuscì a sottometterne gli abitanti. Soltanto nel 1058 una parte del castello venne definitivamente donata alla grande abbazia benedettina. E da quel momento gli abitanti cominciarono a ribellarsi agli abati manifestando un sempre più diffuso sentimento di preferenza nei riguardi del ducato gaetano. Ma, durante la seconda metà del Quattrocento la cittadina passò sotto la signoria dei Caetani di Fondi e successivamente, dei Colonna, dei Lannoy, dei De Sangre e dei Carafa. Finalmente, nel secolo XVI, Fratte-Ausonia divenne un dominio dei re napoletani fino all’unità nazionale.
Da vedere. Dell’originario centro storico restano i maestosi ruderi del castello che, un tempo, dominava tutta la vallata, dalla piana di Fondi fino al golfo di Gaeta, e le torri che si ergono lungo il perimetro della rocca sormontata dall’imponente mastio. Vicino alle mura c’è la Chiesa principale di San Michele Arcangelo, a tre navate e dotata di un massiccio campanile. Nel tempio si conservano due interessanti are pagane delle quali una raffigura il mito di Leda ed il Cigno. Fuori dell’abitato sorge la chiesa di Santa Maria del Piano che si fa risalire all’alba del secolo XI. Anch’essa, costruita sui resti di un tempio pagano, fu ricostruita quasi interamente nel Quattrocento. Sulla sua sinistra si innalza un massiccio campanile medioevale. Il santuario ogni tre anni è meta di un caratteristico pellegrinaggio che vede riuniti gli abitanti di Ausonia con quelli della confinante Castro dei Volsci. Infine, in contrada Coriano, la cinquecentesca Chiesa di Santa Maria con il suo alto campanile frontale.
Da mangiare e da bere. La cucina è tipicamente ciociara. Quindi dei sapori antichi, semplici, ma che sa cogliere anche abitudini abruzzesi e campane. Abbondano tagli di pasta sottilissimi, i fini fini, maltagliati, tagliolini, sagne. Trovano, ovviamente, molta esaltazione le carni ovine, caprine e pollame. In particolare il capretto da latte, il castrato e la carne di pecora in tutte le salse. Dai boschi circostanti arrivano i porcini ed i chiodini e dall’allevamento le famose ricottine fresche. Per quel che riguarda i vini bisogna accontentarsi (si fa per dire) del Cabernet e del Merlot di Atina.