Australia, la violenza dilaga dalle spiagge alle città

da Sydney

Una massiccia presenza di polizia ha impedito il ripetersi ieri a Sydney degli scontri fra bande di surfisti e bagnanti, che difendono il loro «territorio», e giovani di origine mediorientale che vi convergono dai sobborghi. La tensione però non accenna a calmarsi, mentre gli attacchi e gli sms con «dichiarazioni di guerra» si diffondono ad altre città dell’Australia.
Oltre 450 agenti erano in pattuglia sul lungomare e nelle altre zone calde, con posti di blocco alle strade di accesso alla striscia di spiagge del surf. Cinque persone sono state arrestate, ma non vi sono stati incidenti gravi. Si è scongiurato così il ripetersi per la terza notte degli scontri che avevano preso il via domenica scorsa sulla popolare spiaggia di Cronulla, per estendersi a quelle vicine. Il vice capo della polizia, Mark Goodwin, ha fatto appello ai leader religiosi e comunitari perché aiutino ad allentare la tensione, e ha assicurato che la presenza accresciuta della polizia continuerà a tempo indefinito, per impedire che le violenze si ripetano. Due chiese cristiane sono state intanto bersagli di attacchi nei quartieri ovest: la Uniting Church, a poca distanza da una moschea, è stata data alle fiamme impegnando i pompieri per due ore, e nella vicina chiesa anglicana di St. Thomas 10 vetrate sono state infrante da sassi. Nella stessa zona sono stati sparati colpi di arma da fuoco contro auto nel parcheggio di una scuola cattolica, mentre si teneva una veglia di canti natalizi a lume di candela. Il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney si è detto «profondamente preoccupato per i gesti di intolleranza religiosa che prendono di mira le celebrazioni del Natale, e in una scuola con bambini anche di cinque anni».
Il premier laburista del Nuovo Galles del sud, Morris Iemma, ha riconvocato il Parlamento dalla pausa estiva per oggi allo scopo approvare nuove leggi e dare alla polizia maggiori poteri, come bloccare l'accesso a intere aree, perquisire persone e veicoli, far chiudere bar e negozi di alcolici e confiscare le auto di chi è coinvolto in disordini. I nuovi poteri, modellati su quelli che la polizia aveva durante le Olimpiadi del 2000, prevedono anche l'estensione a 15 anni della massima pena per chi partecipa a tumulti.