Austria, diventa parroco anche se è papà

Il prete ha un figlio di due anni e aveva interrotto il suo percorso pastorale per riflettere sulla vocazione. La diocesi di Innsbruck: «Rispetterà il voto di castità»

da Milano

È papà e diventa padre. La diocesi di Innsbruck, in Tirolo, ha nominato un prete papà di un bambino di due anni come nuovo parroco cattolico di Hippach, Aschau e Ginzling, tre paesini della valle Zillertal. Due anni fa Christoph Frischmann era diventato padre ed aveva chiesto congedo dall'attività pastorale per la gioventù da lui svolta fino a quel momento per riflettere sulla sua vocazione. Dopo la fine del permesso dallo svolgimento delle sue mansioni e in accordo con la madre del bambino, Frischmann tornerà a fare il prete dal primo settembre prossimo. «La diocesi di Innsbruck appoggia questa decisione in quanto Frischmann ha assicurato che come prete ha intenzione di vivere in maniera celibataria e di prendere allo stesso tempo sul serio i suoi compiti da padre», ha dichiarato il vicario generale della diocesi, Ernst Jaeger, citato dall'agenzia di stampa austriaca Apa.
È un caso assolutamente raro, quello del Tirolo. In Austria si suppone che la decisione della diocesi di Innsbruck sia legata al calo delle vocazioni che al di là delle Alpi è un problema serio che la Chiesa cattolica sta affrontando. Ma arriva pochi giorni dopo un’altra notizia che aveva scosso il mondo ecclesiastico. Meno di un mese fa, infatti, il belga Patrick Balland, 55 anni, con moglie graziosa e quattro figli, ex pastore luterano ha chiesto di diventare prete cattolico. Nato a Berna in una famiglia calvinista, è diventato pastore e teologo, si è regolarmente sposato nel 1980 e poi ha lasciato nel ’91 l’incarico pastorale e si è convertito al cattolicesimo, con moglie e figli, l’anno successivo. Finché qualche settimana fa il vescovo André Mutien Léonard lo ha consacrato sacerdote a Namur, in Belgio. Il suo percorso, rivelato dal settimanale francese La Vie - ripreso in Italia dal Corriere della Sera - è stato osteggiato ad un tempo dagli «ultraconservatori» che non ammettono eccezioni di sorta e dai «progressisti» che invece vorrebbero regole uguali per tutti, e non solo per i pastori protestanti convertiti. Ma alla fine la «dispensa dal celibato» è arrivata il 7 maggio dell’anno scorso, direttamente dalla congregazione per la Dottrina della fede presieduta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, uno di quelli che lo hanno più aiutato. «Fu lui a farmi sapere che aveva soltanto bisogno di una lettera da una diocesi». La prima partì da Ginevra, poi cambiò il vescovo e aria, l’ex calvinista riparò in Francia ma la conferenza dei vescovi transalpini gli rispose picche.
Però c’era il sostegno di Ratzinger, di altri cardinali autorevoli come Kasper e Schoenborn: e alla fine lo hanno accolto in Belgio. Caso raro, anche se non unico. La prima «dispensa» fu accordata ad un pastore luterano da Pio XII, nel 1951, da allora ci furono singole concessioni. Ma la vera ondata avvenne negli anni Novanta, sotto Wojtyla, quando duecento preti anglicani chiesero di essere accolti da Roma perché contestavano il sacerdozio femminile deciso dalla Chiesa d’Inghilterra. È un’eccezione motivata dal fatto che si trattava già, comunque, di pastori: un semplice fedele protestante sposato, come un cattolico, non potrebbe diventare prete.