In Austria settimana di 60 ore contro la concorrenza dell’Est

da Milano

La Francia potrebbe dire «addio» alle 35 ore settimanali, l’Austria potrebbe dire «buongiorno» alle 60 ore settimanali: 10 ore di lavoro al giorno per sei giorni, oppure, più probabilmente, 12 ore al giorno per 5 giorni. Siamo onesti: Stakanov era un dilettante. La proposta di legge è stata presentata dal governo di Vienna solo pochi giorni fa e prevede che le aziende possano allungare fino a 12 ore la giornata lavorativa: una soluzione che era stata attuata finora solo per le aziende in crisi. In onore della flessibilità il governo ha pensato anche di offrire alle imprese di concentrare le attuali 40 ore settimanali in soli quattro giorni di dieci ore di lavoro, anzichè cinque giorni di otto ore.
L’attuazione delle 60 ore settimanali non potrà però durare più di due mesi, trascorsi i quali il dipendente dovrà tornare alle 40 ore settimanali per due settimane, senza possibilità di straordinari. Trascorse le due settimane a tempo «normale» potrà tornare al lavoro in «versione stakanov». A essere interessati dalla riforma sono oltre 700mila lavoratori, compresi quelli a tempo determinato, che godranno, al pari dei dipendenti a tempo indeterminato, di un aumento di stipendio del 25 per cento.
Il provvedimento, che vedrebbe d’accordo socialdemocratici e popolari, entrambi partiti di governo, potrebbe essere approvato dal Parlamento austriaco dopo l’estate ed entrare in vigore nel 2008. Obiettivo: contrastare la concorrenza delle imprese dell’Est Europa che hanno costi più bassi e che stanno creando difficoltà a quelle austriache.
Gli investimenti occidentali negli ex Paesi comunisti stanno infatti crescendo rapidamente e l’integrazione dell’Unione europea favorisce un interscambio che almeno per alcuni prodotti è nettamente più favorevole alle imprese che lavorano nei Paesi orientali.
Va anche detto che la concorrenza si fa sentire soprattutto nelle produzioni che hanno un contenuto tecnologico meno elevato, dove la componente della manodopera ha una incidenza maggiore sui costi, e quindi nella formazione dei prezzi. Ma cresce in ogni caso la preoccupazione per la forza d’urto che alcuni colossi russi stanno assumendo. Il 30% del gruppo austriaco Strabag, uno dei cinque più importanti nel settore dell’edilizia in Europa, con oltre 50mila dipendenti e un fatturato annuo superiore ai 10 miliardi di euro, è stato recentemente acquistato dal miliardario russo Oleg Deripaska. Roman Abramovich, patron del Chelsea, si è comprato uno dei più lussuosi palazzi al centro di Vienna. I russi sono alle porte, anzi, in alcuni casi sono già entrati. Resta da vedere se basterà alzare le barricate delle 60 ore.