Aut aut di Giordano al governo: "O con le imprese o coi lavoratori"

Il segretario del Prc: "L’esecutivo deve rimettersi in sintonia con il Paese reale. A partire dai nostri azionisti di riferimento: gli anziani, i precari, chi vive con meno di 500 euro al mese"

Roma - Un importante vertice di governo, e Rifondazione resta fuori la porta. Ma che succede, segretario Franco Giordano?
«Forse che si tratta di un vertice tutto interno al Partito democratico?... Battute a parte, l’importante è che venga sbloccato subito il contratto per gli statali. Trovo inaccettabile lesinare su sei euro di aumento: se passa un meccanismo del genere si rischia di inficiare ogni scelta futura di politica economica. Bisogna dimostrare la volontà di rimettersi in sintonia con la nostra base di riferimento, che sono i lavoratori».
Padoa-Schioppa invoca il rigore dei conti.
«Se è una questione di rigore, tagliamo subito i vitalizi dei parlamentari e i costi della politica, riduciamo le poltrone degli enti pubblici e le consulenze d’oro. Ma va detto anche che i conti sono migliorati, ed è ora di partire con una vasta e forte operazione di risarcimento sociale, attraverso l’abbattimento dello scalone pensionistico, l’aumento delle pensioni minime, la lotta al precariato, il rilancio della questione salariale».
Ha dimenticato l’abolizione dell’Ici... Però altro che «tesoretto», occorrerebbe un tesorone.
«Sull’abolizione dell’Ici per la prima casa, ad esclusione di immobili di grande pregio, sono d’accordo. Riguardo al “tesoretto”, occorre rovesciare lo schema di Padoa-Schioppa, destinando 7 miliardi e mezzo alla redistribuzione e 2 miliardi e mezzo al risanamento... Non si può far pagare sempre agli stessi, non si può trascurare il malessere di fondo che attraversa il Paese. C’è una crisi di fiducia, di credibilità, una disillusione profonda... ».
Come porvi rimedio?
«Il governo dovrebbe rimettersi in sintonia con il Paese reale, con i lavoratori in carne e ossa. Quei sette milioni di pensionati che vivono con meno di 500 euro il mese... Oppure con i tanti lavoratori che guadagnano poco più di mille euro e non arrivano a fine mese. O con i milioni di precari che non possono costruirsi alcun futuro... ».
E invece?
«Invece purtroppo il governo non dimostra capacità d’ascolto neppure nei confronti del sindacato».
Ferri vecchi, sostiene D’Alema, che «esprimono interessi legittimi ma di natura particolare».
«Eh no, piuttosto esprimono gli interessi della base sociale che ha consentito all’Unione di andare al governo».
Non è che ormai il Pd cerca di interpretare tutt’altri interessi?
«Purtroppo è così, ed è sbagliato. Senza il consenso dei lavoratori noi non esistiamo... Quelli sono i nostri azionisti di riferimento, ed è grave che tra di essi serpeggi tanto disincanto, tanta disillusione».
Ribadisco: magari il Pd ormai rappresenta altri soggetti.
«Certo, oggi il Pd si rivolge al cittadino consumatore. Perciò rapidamente dovremo trovare una soggettività unitaria molto larga, che rappresenti i lavoratori».
Per fine mese lei propone un contro-vertice di tutte le forze parlamentari a sinistra del Pd.
«In Parlamento oggi abbiamo una forza significativa e dobbiamo subito decidere come metterla a frutto per incidere sul governo. Fare da sponda alle richieste dei lavoratori, per porre rimedio alle insopportabili disparità economiche e dare il via a una redistribuzione delle risorse. Non si può essere equidistanti tra imprese e lavoratori, occorre schierarsi».
Fassino è irritato per le sue critiche all’identità del Pd.
«Non voglio polemizzare: ma se loro pensano ai cittadini consumatori, noi siamo la sinistra che pone al centro il lavoro. Una sinistra pacifista, antiliberista e laica. La sinistra non è, se non è laica. Fassino dovrebbe ricordarlo».
I Dico sembrano archiviati. Se anche sulle pensioni non si arriva entro l’estate all’abolizione dello scalone, che farete?
«Si aprirà un contrasto serio».
Serio quanto? Non potete fare la crisi: se salta la legislatura, rischiate di perdere questa considerevole forza parlamentare.
«Entro l’estate in Parlamento dovrà arrivare una soluzione condivisa sulle pensioni. Se non prevede l’abbattimento dello scalone e l’aumento dei minimi, noi semplicemente non la voteremo. Ma attenti: stavolta non è Rifondazione che si impunta, ma è un ampio schieramento di sinistra, in sintonia con il Paese reale e i sindacati. E senza la sinistra, in Parlamento, non c’è maggioranza che tenga».