Aut aut a Ipse: o vende, o perde le frequenze

da Milano

Settimana decisiva per la soluzione del caso Ipse. Con il ritiro delle frequenze o, come sembra possibile, con un accordo. Sul tavolo c’è infatti un’intesa mediata dal ministro delle comunicazioni Mario Landolfi che prevederebbe la cessione delle frequenze in pacchetti da 5 MHz a Tim, Vodafone e Wind mobili e un indennizzo a «3». Dopo circa 3 anni di attesa, si profila una soluzione per l’operatore controllato dal colosso spagnolo Telefonica (ma tra gli azionisti figurano anche Capitalia, Fiat e Acea) che dopo aver acquisito una licenza Umts a 2,5 miliardi di euro non ha mai avviato le attività commerciali. E dunque la deve restituire, oppure trovare un acquirente per le frequenze. In realtà il ministero ha intimato a Ipse più di una volta di trovare una soluzione, pena la revoca della licenza. La scadenza fissata per il 18 novembre, venerdì, sembra comunque quella definitiva. Secondo indiscrezioni l’intesa tra i gestori e Ipse potrebbe essere firmata giovedi 17. L’ipotesi più probabile è quella di un accordo globale del valore di circa 250 milioni di euro per i 15 MHz detenuti da Ipse. A Tim, Vodafone e Wind andrebbero pacchetti da 5MHz mentre per «3» ci sarebbe un risarcimento dato che ha realizzato la rete e iniziato il servizio pagando anche le frequenze aggiuntive (circa 800 milioni di vecchie lire) che Ipse invece non ha mai pagato.