Autarchia, aspettando Valentino

Giorgio Gandola C’è un pilota di formula 1 che fa sognare l’Italia e non è tedesco. C’è uno stratega dei circuiti che domina il risiko dei gran premi e non è francese. Per la verità la macchina che rappresentano non è italiana, ma non si può avere tutto dalla vita.
Giancarlo Fisichella e Flavio Briatore sono gli uomini più veloci del mondo (dopo Valentino Rossi, che riparte domenica a Jerez de la Frontera) e il loro ruggito asiatico non fa altro che confondere l’appassionato di motori abituato a vedere rosso nel suo weekend ideale. Non c’è da preoccuparsi, la Ferrari si riprenderà. E nessuno di noi, figli dell’Europa sans frontières, ha intenzione di giocare a chi è più nazionalista. Ma quest’autarchia degli uomini ci intriga, questi cervelli italiani decisivi nello sport più spericolato ci divertono. Risolvono problemi e aspettano che qualcuno si alzi in piedi e stringa loro la mano, anche se non sono la nazionale rossa.
Noi lo facciamo. Li guardiamo con simpatia, siamo orgogliosi di loro e anche per loro - esempi ruggenti del mito italiano della velocità - faremo il tifo, sapendo di bestemmiare in chiesa. Giancarlo Fisichella può vincere il mondiale 50 anni dopo Alberto Ascari. Ogni tanto è bello sapere che produciamo piloti oltre che pistoni.