Autelli regista del suo primo «Caligola»

«Faccio rivivere l’imperatore e la Roma di Camus»

Matteo Failla

La rassegna Pre-visioni - Cinque registi di domani alla prova è giunta ormai alla fase conclusiva. Dopo le recenti esibizioni dei quattro registi diplomandi alla Paolo Grassi, manca ora all’appello solo il saggio finale di Claudio Autelli, che porterà sul palco della Grassi - da questa sera e fino a giovedì - il Caligola di Albert Camus. Diplomato a pieni voti, Autelli è uno dei registi più promettenti della Scuola milanese d’Arte Drammatica, ed i suoi prossimi impegni lavorativi ne sembrano la prova più tangibile: il Teatro Libero ha inserito nel proprio cartellone del prossimo anno la pièce Il sentiero dei passi pericolosi, di Michel Marc Bouchardgia, a cura del regista ventottenne.
Già dalla scelta del titolo si capisce che il suo non è un semplice saggio finale: sembra più un “Sto arrivando” gridato al mondo del teatro.
«È vero - risponde Claudio Autelli -, ma ho pensato che valeva la pena di sparare alto: se dobbiamo entrare nel mondo del teatro conviene farlo con un titolo che impegni e metta veramente alla prova un regista; e comunque l’ancora di salvataggio per eventuali errori rimarrebbe la sua proposizione all’interno di un percorso di studi. La scelta è ricaduta su questo classico per il fascino del testo e per la sua forza drammaturgica».
Un Caligola come commedia filosofica è quanto di più lontano dalle intenzioni dell’autore, eppure per anni ha avuto il sopravvento: è anche il suo caso?
«Assolutamente no. Conscio di una dichiarazione di Camus, che appunto prendeva le distanze dai fraintendimenti subiti dalla sua opera, ho deciso di puntare l’attenzione su un tema diverso: la carnalità. Tutto parte dall’elaborazione del lutto che avviene nella cripta di Drusilla, e da lì il dramma si evolve nell’analisi di quegli aspetti che sono meno legati alla propensione esistenzialista del testo: prevalgono il dolore del corpo ed il sangue. Ma il percorso di Caligola si nutre anche di una dimensione religiosa; e la scoperta del limite umano lo porta ad un percorso che si manifesta in tal senso fino all’atto finale. Non solo, un altro aspetto merita di essere sottolineato: il grottesco che affiora dalle pagine di Camus. Ho voluto porvi l’accento, sarebbe ingenuo sottovalutare il forte messaggio di un’autore che parla di “senatori stupidi e maiali”. La stessa soggettiva di Caligola, nel mio spettacolo, è assolutamente distorta».
Promosso a pieni voti e assistente di Emma Dante (“La Scimia”) al secondo anno, ora si cimenta nel Caligola e il Teatro Libero la vuole per la prossima stagione: la strada sembra spianata.
«Lo spero, anche se è un mondo difficile. La notizia del Teatro Libero è di pochi giorni fa e mi riempie d’orgoglio. Subito dopo il saggio finale parteciperò anche al MittelFest come assistente regista in un progetto della Paolo Grassi».