«Authority e difensore civico, nomine illegittime»

Rifondazione non ci sta e si affida alla legge per dimostrare le sue ragioni. Adriana Spera, capogruppo del Prc in Comune cita norme e sentenze per dimostrare che sulle nomine del presidente dell’Agenzia di servizi pubblici e del Difensore civico il consiglio è stato spogliato delle sue funzioni, senza che ci fossero elementi giuridici tali da giustificare quello scavalcamento.
Ieri il presidente del consiglio, Mirko Coratti, ha nominato ufficialmente Paolo Leon presidente dell’Authority e ha riconfermato Ottavio Marotta, difensore civico, anche se la legge prevede che debba essere il consiglio ad eleggere quelle persone. La scelta di affidare a Coratti il compito di nominarli è stata presa dopo un parere del segretario generale, di cui Rifondazione, però, non è mai stata messa a conoscenza. «Ho chiesto ripetutamente, quanto invano, in sede di conferenza dei capigruppo di avere quel parere - dichiara Spera - perché evidentemente non è stato mai scritto, in quanto si baserebbe sulla singolare tesi che il consiglio, non eleggendo tali figure entro i 45 giorni dalla cessazione delle loro funzioni, avrebbe violato la legge 444/94, che vieta surrettizie quanto infinite prorogatio degli organi amministrativi». In altre parole, secondo quel testo, trascorsi più di 45 giorni dalla scadenza delle cariche, se il consiglio non è arrivato a un accordo, spetta al presidente dell’Aula fare le nomine.
Ma la norma specifica che il discorso vale nel caso in cui si tratti di organi amministrativi. «E né l’Agenzia né tanto meno il difensore civico lo sono», aggiunge il capogruppo del Prc, che cita, a supporto della sua tesi, il Testo unico degli enti locali. Intanto, alcuni candidati ai due incarichi già minacciano ricorso al Tar. Per quanto riguarda il Difensore civico, Spera parla anche della Corte Costituzionale, «la quale ha più volte ribadito che quella figura non può considerarsi organo di governo, tanto che in alcuni Comuni esso è stato eletto direttamente dai cittadini». «Peraltro - aggiunge Spera - laddove esso non è stato istituito la macchina amministrativa non si è fermata, visto che non è essenziale, né può emettere alcun provvedimento amministrativo, ma solo decisioni giustiziali».
E se la Cdl, al riguardo, dice che «un difensore così nominato nasce già debolissimo» e sottolinea «la spaccatura della maggioranza che non è riuscita a votare in Aula (e nei tempi previsti) i due incarichi», il Codici parla d’altro. La speranza dell’associazione, fino a ieri, era quella che «l’amministrazione mostrasse la volontà di svecchiare alcuni comparti fondamentali come l’Agenzia e il Difensore civico, individuando delle persone che non fossero pensionati delle pubbliche amministrazioni». Speranza disattesa, soprattutto, per quanto riguarda Marotta che ha 77 anni. E che, pur sostenendo di «essere d’accordo col ricambio generazionale», auspicava una riconferma, «per completare il lavoro». Aggiunge, Marotta, di aver avviato «un modus d’agire nuovo». Lo stesso modo, del quale si è servito, nel 2004, per conferire un incarico all’ex vicedirettore dell’Unità, Roberto Roscani, che all’epoca, firmò un contratto semestrale da 15mila euro. Ma per la Corte dei Conti quell’incarico era «non giustificato» e ha addebitato a Marotta la responsabilità di un danno per il Campidoglio.