Authority, i sindacati attaccano la gestione Gallanti-Carena

Vito de Ceglia

Comitato portuale rinviato al 15 settembre, su richiesta del sindaco Giuseppe Pericu, per evitare un potenziale commissariamento dell’Authority. Le istituzioni locali si son date altri dieci giorni per vagliare tutte le possibilità e valutare gli ultimi tentativi di mediazione per risolvere la spinosa questione del segretario generale del porto di Genova, Sandro Carena sfiduciato dal presidente Giovanni Novi che ne ha chiesto pubblicamente la rimozione. Soluzione ancora lontana, e quindi di difficile risoluzione entro il 5 settembre, giorno in cui era stato convocato il Comitato portuale
Resta, quindi, aperto il contenzioso tra Novi e Carena, quest’ultimo ribattezzato da qualcuno il «prode Ulisse», il leggendario eroe greco di Itaca, protagonista dell’«Odissea»: guerriero sagace, protetto e guidato dalla dea Atena nelle sue avventure attraverso popoli e mostri, paternamente amorevole con i seguaci fedeli e severo punitore degli infedeli. Chi mastica un po’ di letteratura, sa però che il «prode Ulisse» è anche raffigurato, sotto una luce sinistra, come un «macchinatore di trame», lo riporta un celebre episodio dell’Inferno dantesco, Canto 26.
Il nostro obiettivo non è scomodare Dante Alighieri, ma di addentrarci nei meandri di un Palazzo, quello del porto di Genova, che ormai da mesi vive sotto il giogo di trame che lo hanno reso teatro di una battaglia senza esclusioni di colpi.
Come in ogni eroe che si rispetti, anche Carena ha i suoi seguaci fedeli dentro il Palazzo. Sono una trentina e sono disposti a tutto per lui, anche a raccogliere in poco meno di 24 ore 2.800 euro, per difenderlo pubblicamente su un giornale locale. Soldi, questi, estrapolati da un fondo sociale per i lavoratori, il cui fine, in teoria, dovrebbe essere quello di promuovere iniziative a sostegno degli associati, in questo caso della Cgil. Nel caso specifico, sono stati utilizzati per esprimere solidarietà al segretario generale. Azione legittima, quella della Cgil, che però di sociale ha ben poco. Forse il «prode Ulisse» è associato del più importante sindacato italiano. Poco importa, il compianto Totò direbbe: «Quisquilie»
Ma il problema si pone se in gioco ci sono assunzioni, diciamo «sponsorizzate». A finire sotto accusa è la passata gestione dell’Authority. Ad aprire il vaso di Pandora è una fonte interna di Palazzo San Giorgio, che ammette: «Sa come sono state fatte alcune assunzioni a Palazzo San Giorgio negli anni passati? La pratica è collaudata: la persona da assumere viene segnalata al servizio che gestisce il personale. La quale consiglia a quella persona di iscriversi ad una agenzia di lavoro interinale. Dopo qualche settimana il porto ha bisogno di una figura professionale come quella e la assume: prima con contratto a tempo determinato, che poi si trasforma magicamente in tempo indeterminato». Poco male, se la figura professionale è valida. Accade in tutta Italia. La replica: «Sì ma è accaduto senza concorsi. Niente di niente. Ma l’Autorità portuale è un ente pubblico oppure no? Negli ultimi anni ci risulta ci siano state molte di queste assunzioni, negli ultimi due almeno cinque o sei. E i sindacati non dicono niente, intanto vanno alla ricerca di tessere».
Iveleni non finiscono qui. Il problema assume connotati ancora più controversi, se in campo entrano anche gli invalidi civili e i lavoratori disabili, categoria definite «protette». Ora, per effetto della legge 68/99 l’Authority o qualsiasi altro ente pubblico deve, nel rispetto della privacy, fornire a chi è delegato a richiederlo i nominativi e il numero dei dipendenti delle «categorie protette», nonché i posti e le mansioni disponibili. Richiesta che la Rsa Fit Cisl ha rivolto ufficialmente il 4 febbraio scorso al segretario generale Carena. Che, in data 23 febbraio, ha risposto così: «...l’ente ottempera compiutamente a quanto disposto dalla legge in oggetto, in particolare mediante la puntuale denuncia annuale dell’Ente Provincia che è il soggetto istituzionalmente preposto in materia. In particolare, occorre sottolineare che, sulla base del dettato normativo, la denuncia annuale vale anche in qualità d'istanza, nel caso ne ricorrano le condizioni, per l'attivazione delle procedure finalizzate al collocamento obbligatorio».
In sintesi, chi e quanti lavoratori «protetti» sono stati assunti? Non è dato saperlo. Nemmeno al sindacato. Da qui l'accusa della Rsa Fit Cisl e dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di Genova: «Fino a oggi non sono state date le dovute delucidazioni alle reiterate richieste verbali, che, solo in seguito, sono state formalizzate con lettera del 4 febbraio scorso. C’è stata una totale inadempienza del diritto di informazione al sindacato su richiesta di numeri, persone e disponibilità richieste. Nella fattispecie si riscontra, oggettivamente, una condotta antisindacale e qualora i presupposti non si esauriscono, la legitimazione del ricorso del sindacato al procedimento di repressione contemplato dall’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori».