Authority: ritardi negli investimenti di Autostrade

La società: cause esterne. Di Pietro: garanzie su fusione o concessione a rischio

Laura Verlicchi

da Milano

Su Autostrade serve più controllo, anche per quanto riguarda le modifiche azionarie della holding. Lo dice l’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, dopo aver riscontrato che nel periodo 1997-2005 la società ha effettuato investimenti per soli 2,2 miliardi contro i previsti 4,1, e si augura che la concessione con l’Anas «sia rinegoziata» introducendo maggiori vincoli. Non bastano però le regole, servono sanzioni per farle rispettare, aggiunge l’Authority presieduta da Alfonso Maria Rossi Brigante: e presenta i suoi suggerimenti nella relazione a governo e Camere, pur senza valutare direttamente la fusione con Abertis.
Bisogna prevedere «meccanismi», in sintesi, per garantire che l'interesse pubblico, su gestione e sviluppo delle autostrade, non venga mai scavalcato dall'interesse privato della società e dei suoi azionisti. Non solo: l'Authority arriva anche a ipotizzare un «indebito arricchimento» per Autostrade dovuto al mancato rispetto degli obblighi, anche se ammette di non poter dare allo stato dei fatti una risposta certa.
Pronta la replica di Autostrade: «Nessun indebito arricchimento». Anzi, i ritardi, dovuti «a cause esterne», hanno portato ad «extra-costi a carico della società»: che per la cosiddetta Variante di valico sono stimati in 1,6 miliardi, ed al termine dei lavori supereranno «presumibilmente i 2 miliardi». È proprio da questi lavori, il potenziamento del tratto appenninico dell'A1 tra Roma e Firenze, che dipende il problema.
Ma per i ritardi negli investimenti l'Autorità bacchetta anche l'Anas: «Non risulta una specifica attività di stimolo e controllo», rileva, né che di fronte ad ostacoli di attuazione del piano, come per la Variante di valico, abbia sollecitato Autostrade a dirottare le risorse verso «interventi di presumibile più pronta realizzazione». Vincenzo Pozzi, il presidente dell'Anas, replica sottolineando «l'orgoglio» per aver lavorato «al meglio seppure con strumenti così limitati». E aggiunge: «Come spesso accade le sintesi possono dare una impressione diversa da quello che gli atti documentali sostengono», quindi dalle relazioni allegate emerge che i ritardi «non sono ascrivibili all'Anas», conclude Pozzi.
E sulla fusione Autostrade-Abertis è tornato anche il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. Non si può menare il can per l'aia, afferma: o arrivano «precise garanzie» sulla fusione con gli spagnoli, o ad Autostrade «devono sapere che la concessione è a rischio». I tempi fissati per l'operazione sono brevi, con il consiglio d’amministrazione il 16 giugno, e l'assemblea degli azionisti il 30 giugno a Roma ed in contemporanea a Barcellona per Abertis. La data «l'hanno decisa loro - dice il ministro -. Noi abbiamo deciso che vogliamo capire se questa fusione danneggia gli interessi del Paese. Dico che non possono vendere azioni dalla sera alla mattina, e darle agli stranieri, così gli italiani pagano i pedaggi, e loro vanno a fare un pezzo di autostrada in Scandinavia».