Autista Amt colpito con una siringa

Fare l’autista dell’Amt sta diventando un mestiere sempre più pericoloso, soprattutto per chi svolge il proprio servizio nelle ore notturne. Ne è un esempio quanto è accaduto lunedì sera ad un conducente che, mentre svolgeva il suo lavoro su un autobus della linea 272, è stato aggredito da due balordi che, non riuscendo a rapinarlo, lo hanno colpito con una siringa dicendogli che era sporca di sangue infetto.
L’aggressione, secondo quanto hanno dichiarato i carabinieri, si sarebbe svolta nelle ore serali al capolinea del bus 272 in piazza Pallavicini, a Rivarolo, durante i minuti di pausa del conducente. Il nome, ovviamente, non è stato comunicato.
L’uomo si trovava accanto al suo mezzo quando è stato avvicinato da due giovani su uno scooter. Lì per lì non ha prestato attenzione ai due, ma ha dovuto farlo quando uno gli ha puntato contro l’ago di una siringa minacciandolo: «Dacci il portafoglio e il cellullare, altrimenti ti pungo!», gli ha detto.
Ma il conducente non è uomo che si impaurisca per così poco. Per cui, senza nemmeno pensarci, ha risposto che lui non avrebbe dato niente e che loro potevano anche andarsene al diavolo. A questo punto pare che ci sia stato un principio di collutazione, o comunque l’uomo abbia tentato di afferrare il giovane che lo minacciava. Quest’ultimo, probabilmente abituato alle rapine, ha evitato di farsi prendere e con un rapidissimo gesto ha colpito il conducente al braccio, urlando al complice di dare gas e fuggire via.
Ovviamente a quel punto l’autista si è domandato se la minaccia dei due balordi fosse reale o meno. La siringa, infatti, era veramente sporca di sangue infetto, e quindi eventuale portatrice del virus Hiv, o era stata soltanto una messinscena? Ed è stato con questa apprensione che ha chiamato un’ambulanza chiedendo di essere immediatamente trasportato al pronto soccorso dell’ospedale San Martino dove ha raccontato l’aggressione, secondo per secondo.
I medici si sono comportati come se la ferita provocata dall’ago fosse realmente infetta e hanno adottato tutte le misure terapeutiche del caso, controllando in particolare il sangue. Tuttavia un primo esame non ha accertato alcuna presenza sospetta, anche se gli è stato comunicato che in questi casi l’infezione da Hiv subentra in un secondo tempo. L’uomo è stato quindi dimesso senza alcuna prognosi, se non l’obbligo di controllare periodicamente lo stato del suo sangue. Qualora gli esami risultassero sempre negativi, il pericolo sarebbe evitato. Al momento, dunque, non gli resta che aspettare.