Autista al telefonino si ferma: "Mi disturbate, andate tutti fuori..."

È successo a Monza su un bus della società Tpm
Passeggeri in rivolta: "«La corsa era in ritardo..."

I passeggeri «disturbano» l’autista durante la conversazione al telefono cellulare e lui, per tutta risposta, ferma il mezzo e li invita a scendere. Stando a quanto verificatosi a Monza su un pullman di Tpm, l’azienda Trasporti pubblici monzesi, le abitudini dei conducenti brianzoli non differiscono granché rispetto a quelli di Atm. Una mano sul volante e l’altra ben stretta sul telefonino. Ne sanno qualcosa i pendolari che utilizzano abitualmente la corsa Z206, all'altezza di via Pompei, un tratto aggiuntivo rispetto alla corsa il cui capolinea si trova in via Pellegrini. Con un prolungamento per servire i dipendenti delle aziende situate nella zona. Quando arriva la corsa della sera il conducente sta stringendo un telefonino in mano e tira dritto. I passeggeri aspettano senza scomporsi che faccia manovra e torni a prenderli. Ma non è così. Un quarto d’ora dopo l’autobus ripassa, con i passeggeri in comprensibile agitazione. Anche se per l’autista non c’è fretta, tanto che prosegue tranquillamente la sua telefonata al cellulare. A quel punto i pendolari iniziano a protestare. «Ci siamo rivolti all’autista facendogli presente che stava creando un disservizio, perché il ritardo di 15 minuti ci faceva perdere tutte le coincidenze con treni e autobus extraurbani», racconta Graziano Villa, uno dei passeggeri di quella corsa sfortunata. Ma il conducente non gradisce di essere disturbato proprio sul più bello della conversazione. Arrivato in via Pellegrini, invece di proseguire per il centro città ferma il pullman e senza fare troppi complimenti invita tutti i passeggeri a scendere. Una vicenda sulla quale è anche intervenuto il presidente di Tpm, Cesare Gariboldi, che ha dichiarato: «Si tratta di un episodio molto serio di cui la direzione non era stata avvertita. Mi impegno di prima persona a verificare quanto denunciato dai cittadini e in caso di conferma a prendere gli opportuni provvedimenti». E sulla prassi di guidare parlando al cellulare Gariboldi osserva: «Purtroppo non è nuova. Io ho l’abitudine di fare dei controlli prendendo il pullman a sorpresa. Qualche autista mi riconosce e mette via il cellulare, altri non fanno in tempo e allora sono guai. Ma c’è anche chi si tiene vicino il giornale. Tutti comportamenti sui quali non abbiamo intenzione di transigere». Diversa l'antifona dei sindacati, per i quali la vicenda non sarebbe andata come hanno raccontato i passeggeri. A spiegarlo sono Franco Alberti, Christian Zorzetto e Silvano Galbiati della Rsu di Tpm. «Il problema sono i tempi troppo stretti previsti dai nuovi orari dell’azienda, che ci impediscono di arrivare in orario - sostengono -. Proprio per i ritardi accumulati, ordini di servizio hanno invitato l’autista della Z206 a non fermarsi in via Pompei, per poi cambiare idea e chiedergli di ritornare a prendere i passeggeri. Giunto in via Poliziano l’autobus si è fermato perché a tre minuti di distanza arrivava un secondo mezzo in orario. E comunque quello a cui stava parlando non era un normale cellulare, ma il radiotelefono di servizio».