Gli autisti Atm preferiscono il telefonino al volante

Con una mano guidano e con l’altra tengono il cellulare. Una cattiva abitudine diffusa su parecchi tram e autobus Eppure i quattromila conducenti hanno anche seguito corsi ad hoc sulle norme di sicurezza per evitare gli incidenti<br />

Per quelli del sindacato, loro, non hanno neppure «il tempo di ficcarsi le dita nel naso». Hanno ragione, stavolta. Loro, gli autisti dell’Atm, sono già fin troppo impegnati a guidare con tanto di cellulare in mano. Già, è difficile l’operazione di guidare, telefonare e pure «ficcarsi le dita nel naso». Fortunatamente, per i cittadini, gli autisti Atm non sono Mandrake e dunque evitano almeno di mostrarci quella pratica da spazzini delle cavità nasali.
Purtroppo, però, anche senza essere Mandrake tengono una mano sul volante (o sulla manetta, in caso di tram) e con l’altra impugnano il cellulare per scambiare più che volentieri, evidentemente, quattro chiacchiere con moglie, amici e parentame vario. Lo testimoniano le foto pubblicate in questa pagina. E, attenzione, non sono casi isolati bensì l’abitudine quotidiana della stragrande maggioranza dei guidatori di tram e bus.
Cattiva abitudine che, giorno dopo giorno, prevale tra i quattromila e passa conducenti dell’Azienda tranviaria. Prassi in voga sia lungo le corsie preferenziali, dove comunque il pericolo di incidenti è di per sé più basso, che lungo le arterie della periferia e del centro di Milano. Come dire: gli autisti se ne fottono del codice della strada che vieta di usare il cellulare alla guida, «possono usare solo il telefonino di servizio» precisano dal comando dei vigili di piazza Beccaria. Usarlo ma «in condizioni di sicurezza» ovvero a motore spento, al posteggio o in deposito chiariscono dall’ufficio stampa di Atm. Poi, comunque, chiaro a tutti, autisti compresi, che «egualmente è vietato l’utilizzo dell’auricolare mentre si è alla guida».
Non c’è bisogno, naturalmente, di spiegare le ragioni del divieto che va di pari passo con quelle del buon senso e, perché no, del rispetto degli altri. Ai tranvieri è stato pure (ri)spiegato per filo e per segno anche in un corso ad hoc dal titolo «professione conducente»: appuntamento dove, al centro di formazione di San Donato, è stato loro chiarito che trasportare ogni giorno qualcosa come un milione e settecentomila passeggeri significa offrire la certezza di un viaggio in tutta sicurezza.
Lezioni su lezioni per spiegare loro le norme di sicurezza e tutti gli elementi da evitare per rendere critica la guida. Anche, giusto per intenderci, che non ci si mette al volante sotto gli effetti di alcol e droghe perché aumenta esponenzialmente il rischio di incidenti.
Gli effetti? Le immagini che il Giornale pubblica parlano da sole: il risultato di quei corsi è pari a zero poiché i conducenti piuttosto che controllare al meglio le situazioni critiche sembrano volerle provocare. Difficile davvero escludere che dietro i 181 incidenti stradali (dal primo gennaio ad oggi) che hanno visto coinvolti i mezzi dell’azienda di foro Bonaparte non ci possa anche essere stato l’errore umano.
Errori evitabili, come quello che si è tradotto anche in un incidente mortale, in via Procaccini. Un bus della linea 57 travolse e uccise una donna che stava attraversando sulle strisce pedonali. «C’era verde per la donna, il bus ha svoltato a destra ma non si è accorto che sulle strisce c’era un passante» racconta la dinamica, con tanto di automobilista che ricorda «il conducente dell’autobus era distratto perché stava al telefonino, ho suonato il clacson ma il bus è andato avanti e ha investito la donna».
Sì, avete letto bene: «Il conducente dell’autobus era distratto, perché stava al telefonino» ovvero se non fosse stato «distratto» da quella telefonata, senza forse, non ci sarebbe stato alcun incidente mortale. Naturalmente, il sindacato assolve tout court gli autisti mentre basterebbe una ricerca d’archivio per scoprire che nel 2004 i sinistri Atm con altri mezzi erano appena 48, 51 nel 2005, 64 nel 2006 e 106 l’anno scorso. Indice di crescita che, sorpresa, va di pari passo con l’uso smodato del telefonino (auricolare incluso) anche quando si è alla guida.
Nei prossimi giorni racconteremo le storie dei milanesi alle prese con gli autisti, diciamo, disobbedienti, che non comprendono di avere in mano la responsabilità di un mezzo pubblico che trasporta 120 persone. Un assaggio? «Squillo di cellulare, insistenti. A bordo del tram nessun passeggero risponde. Tra lo stupore dei presenti, l’autista si mette a parlare. Anzi, sceglie la modalità vivavoce e così a bordo tutti sanno che la mamma dell’autista ha problemi di pressione. Ah, guidava il tram con una mano sola e proseguendo lentamente verso le altre fermate». Nient’altro da aggiungere.