Gli autisti beccati al cellulare: "Smettiamo solo se ci pagate"

I tranvieri ribelli vogliono anche l’aumento: "La sicurezza? Ha un prezzo, basta mettersi al tavolo delle trattative..."

Beccato a telefonare perché vuole vincere un cappellino al quiz della radio. Sorpreso a leggere la Gazzetta perché a bordo non c’è la televisione. Colto a prendere appunti perché non ha più la memoria di un tempo. Il tutto guidando nel caos del traffico milanese, naturalmente. Ritratto degli autisti Atm documentato dalle fotografie che il Giornale pubblica da tre giorni. Immagini che la dicono lunga sul comportamento scorretto dei tranvieri meneghini quando sono alla guida.
Cattive abitudini che l’azienda però minimizza: «I nostri autisti sono dei professionisti», «i casi denunciati da il Giornale sono limitati e già sottoposti all’attenzione degli organi disciplinari». Commenti che giustificano (o quasi) gli autisti che usano la cabina del tram come fosse un salotto, mentre la città grida allo scandalo e pretende di comprendere perché sono in crescente aumento gli incidenti provocati da bus e tram: dai 48 sinistri del 2004 ai 182 registrati dall’inizio dell’anno sino ad oggi.
Ma qual è la giustificazione dei conducenti dei mezzi pubblici? Come spiegano quiz, canti e spogliarelli sul posto di guida? Basta un clic e, oplà, lo si scopre: «Anche io penso che l’utilizzo del cellulare alla guida sia sbagliato» scrive l’autista Nino nel suo blog «ma se parliamo di sicurezza, allora, voglio prima capire perché se parli al telefono ti tirano fuori la storia che hai in mano la responsabilità di 120 persone e, invece, quando chiedi un rinnovo contrattuale ti trattano peggio di un corriere pakistano». Come dire: «La sicurezza ha un prezzo e lo sanno qual è, basterebbe sedersi al tavolo delle trattative con uno stipendio adeguato a una persona che per trecentosessantacinque giorni all’anno, sette ore ogni giorno, è responsabile della salute e della sicurezza di migliaia e migliaia di passeggeri».
Virgolettati indigeribili, parole pesanti come pietre che un bravo titolista sintetizza così: «Più soldi per non telefonare alla guida» o, se preferite, «più soldi, meno incidenti». Altrimenti? «Potrei decidere di rispettare le norme di sicurezza» continua l’autista Nino: «Potrei smettere di usare il telefonino mentre guido, ma allo stesso tempo mi rifiuterei di effettuare fermate se ci sono macchine parcheggiate nell’area riservata alla fermata poiché non c’è sicurezza nella salita e nella discesa dei passeggeri. E, ancora, se alla guida di un bus extraurbano potrei rifiutarmi di mettermi alla guida se ci sono persone in piedi poiché la legge prevede che “non ci siano persone all’impiedi“».
Elenchino di ultimatum che continua all’infinito e che, giusto per capirci, rappresenta una vera e propria minaccia giocata sulla paura mentre sono all’ordine del giorno le proteste dei milanesi sempre più esasperati dalla guida, diciamo, disinvolta dei conducenti dell’azienda di foro Bonaparte. Autisti che definire «irresponsabili» è limitativo perché, senza forse, sono tutti consapevoli dell’errore umano dietro l’angolo. Consapevolezza con l’aggravante del silenzio complice del sindacato.
Già, gli esponenti confederali hanno scelto di defilarsi, di evitare ogni giudizio sulle cattive abitudini degli autisti con in tasca la tessera della Cgil-Cisl-Uil o dei Cobas, sia versioni Slai che Sin. Eppure, anche loro, i sindacati, sanno bene qual è il rischio di una guida poco attenta, che non è solo la perdita dei punti o il ritiro della patente. Noi, tranquilli, continuiamo anche domani in questa nostra inchiesta che ha un solo scopo: garantire la sicurezza dei passeggeri e pure degli autisti perché guidare con l’auricolare è da veri disgraziati.