In auto con 10 quintali di botti illegali

Esercitavano senza essere iscritti all’albo professionale, come prevede la legge. E non erano nemmeno pochi.
I carabinieri del Nucleo tutela della salute del comando di Genova, durante un controllo nel settore delle professioni sanitarie, hanno scoperto che nella Asl 5 di La Spezia erano presenti quasi 50 infermieri che operavano senza il regolare titolo abilitante. I carabinieri hanno denunciato i 49 infermieri tutti dipendenti della Asl che non risultavano iscritti all’albo del collegio professionale infermieri sebbene, come precisa la Asl 5, tutti siamo diplomati e dunque manchi solo un dato tecnico. Gli infermieri sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per l’esercizio di una professione svolto senza i titoli abilitanti prescritti (articolo 348 del codice penale). Allo stato delle attuali normative (legge 42/1999) l'iscrizione all'Albo degli infermieri professionali è infatti obbligatoria. L'iscrizione all'Albo rappresenta non solo requisito essenziale per la partecipazione ai concorsi, ma è altresì requisito indispensabile per poter continuare a svolgere l'attività sanitaria nell'ambito del rapporto di servizio. L’inchiesta dei Nas sul possesso dei titoli professionali abilitanti da parte del personale dipendente della Asl 5 della Spezia, era partita tre anni fa da un caso finito in tragedia. Era emerso nel 2006 che una giovane donna, che aveva operato in qualità di medico per alcuni mesi, in prima linea col 118, non aveva mai conseguito la laurea. Una volta scoperta, la donna si era suicidata. Roberta (questo il nome di battesimo) era una studentessa fuori corso in medicina. Quando aveva letto l’annuncio della ricerca di personale della Asl 5, aveva risposto: era stata assunta a tempo determinato, firmando una autocertificazione, come reso possibile dalla legge Bassanini. Aveva preso servizio, mostrandosi fra l’altro brava e molto disponibile. Ai colleghi aveva raccontato di essersi laureata quindici anni prima, e di non aver mai esercitato. A bordo dell’automedica, si era occupata di casi anche gravi. L’incarico, di pochi mesi, si era poi concluso e, al momento del pagamento, la Asl aveva richiesto la documentazione di legge necessaria per saldare il conto. A quel punto era emerso il dolo. La giovane era stata quindi denunciata per abuso della professione medica. La donna, 39 anni, di origini toscane, che non aveva detto nemmeno al marito della sua bugia, si era buttata dal terrazzo di casa: quinto piano. L’avevano trovata i vicini, alle 7.20 di mattina, moribonda in cortile, ai piedi del palazzo nel quartiere di Ressora, nel Comune di Arcola. Era morta tre ore dopo. Dopo quel caso, erano partiti controlli a raffica dei Nas, su tutto il personale.