Auto, il «boom» degli ultimi tre giorni

da Milano

A settembre, negli ultimi tre giorni del mese, il mercato italiano è stato oggetto di una forte ennesima «iniezione» di veicoli: solo 40mila l’ultimo giorno utile del mese, 15.200 e 12mila nelle 48 ore precedenti per complessive 67.200 unità. Si tratta di vetture «chilometri zero» (quelle cioè che il concessionario immatricola a sé e rivende, poi, con uno sconto di tutto rispetto) o destinate alle flotte, che vengono forzatamente inserite dalle varie case per poter raggiungere le quote di penetrazione preventivate. «Mi rifiuto di credere - afferma l’amministratore delegato di un gruppo del settore - che solo negli ultimi tre giorni la gente si precipiti nelle concessionarie per acquistare la macchina. È invece vero che la realtà di un mercato “gonfiato” sta assumendo proporzioni preoccupanti, soprattutto nel momento in cui si arriva a un dato del 40% come è accaduto il mese scorso. Significa che qualcosa non funziona correttamente». A settembre, infatti, il calo delle vendite di automobili in Italia sarebbe stato sicuramente più importante rispetto a quello diramato dalla Motorizzazione civile: 176.112 unità, ovvero «solo» il 5,5% in meno rispetto all’anno prima.
E anche se il raffronto viene fatto con un anno, il 2007, alla fine risultato record (poco meno di 2,5 milioni di immatricolazioni) grazie all’effetto incentivi, rimane il problema che le vendite forzate riducono o annullano i margini, già penalizzati dal ricorso alle campagne promozionali sul «nuovo», a una buona fetta della rete commerciale. Ad aggravare la situazione, inoltre, è il rischio che le banche, alla luce di quanto sta accadendo, chiudano i rubinetti ai finanziamenti. Il ricorso al credito, per un dealer, è infatti vitale per poter far fronte agli investimenti, alle spese per il personale, per il marketing e il mantenimento dello stock. A tutto questo, poi, si aggiunge il maggior rigore da parte delle finanziarie a concedere prestiti. «Il 20% delle proposte - ha affermato nei giorni scorsi l’imprenditore Tony Fassina - viene respinto». Lo stesso Fassina, a capo di un network di concessionarie nel Nord-est, vede comunque un mercato reale per l’Italia tra 1,8 e 1,9 milioni di unità: «Non ci sarebbe alcunché di male». E così sarebbe se, alla fine del 2008, i conteggi verrebbero fatti escludendo le vendite forzate. «Anche perché - aggiunge Fassina - adesso i clienti entrano in concessionaria chiedendo espressamente una vettura a “chilometri zero” sapendo di poter contare su un buono sconto (mediamente intorno al 18%, ndr)».
Di spinta del mercato «oltre la domanda spontanea», ha parlato nei mesi scorsi, in un faccia a faccia con le case automobilistiche, Vincenzo Malagò, presidente di Federaicpa (la Federazione dei concessionari). «Analizzando l’immatricolato degli ultimi tre anni - ha commentato Malagò (l’intervento è sul sito di Federaicpa, ndr) - ci rendiamo conto che il mercato al cliente finale, quello di competenza dei concessionari, si attesta su circa 1,8 milioni di immatricolazioni, pur con le aggiuntività prodotte dagli incentivi alla rottamazione. La differenza è costituita da forzature attraverso i “km 0” e il crescente ricorso alle società di noleggio». Tutte «alchimie commerciali», come le chiama Malagò, che portano «a un’erosione pressoché totale delle redditività delle concessionarie».