Auto, case estere in rivolta «Non ascoltati sugli incentivi»

Il no del governo al rinnovo degli ecoincentivi continua a non essere digerito dalle case automobilistiche estere presenti sul mercato italiano. E a indispettire Ford, Opel, Renault, Peugeot, Citroën, Volkswagen e gli altri costruttori rappresentati dall’Unrae, l’Unione nazionale degli importatori, è stato il tira e molla durato più di due mesi tra promesse e indiscrezioni che, di fatto, hanno paralizzato le vendite. Il dato positivo sulle immatricolazioni di gennaio (+30,2%), che sarà più o meno ripetuto anche alla fine di febbraio e a marzo, è solo la diretta conseguenza degli ordini raccolti dai concessionari alla fine del 2009.
I dolori, secondo le stime degli addetti ai lavori, arriveranno dalla primavera inoltrata in avanti, una volta esaurito l’effetto dei precedenti ecoincentivi.
È questa la ragione che ha spinto l’Unrae a scrivere una lettera al premier Silvio Berlusconi, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, nonché ai ministri Giulio Tremonti e Claudio Scajola, nella quale l’associazione esprime il proprio disappunto per come la vicenda ecoincentivi è stata archiviata. Nel documento le case automobilistiche estere lamenterebbero, in particolare, il fatto che pur rappresentando circa il 70% del mercato italiano dell’auto per un giro d’affari di oltre 44 miliardi e un numero di occupati che sfiora le 100mila unità, le istanze portate sul tavolo dei ministeri competenti non hanno avuto la dovuta considerazione. Come a dire che la trattativa sugli ecoincentivi è stata fortemente condizionata dal caso Termini Imerese e dalle parole dei vertici del gruppo Fiat, che pochi giorni prima del no di Scajola al rinnovo, si erano pronunciati a favore della mancata reintroduzione dei bonus.
Le dura presa di posizione dell’Unrae, motivata anche dal nuovo allarmante crollo degli ordini di veicoli che si profila a febbraio, porrebbe anche l’accento sulla necessità che a Roma si mettesse mano alla fiscalità legata al settore e si rendesse più semplice l’accesso ai finanziamenti. L’auspicio delle case estere è che, al di là di ottenere ancora un contributo per la trasformazione a gas del proprio automezzo, ritorni almeno il bonus all’acquisto delle vetture più virtuose, cioè a gpl, metano, ibride ed elettriche. «Senza incentivi - afferma Federmetano in una nota - è a rischio lo sviluppo di un comparto che negli ultimi anni ha fatto progressi come non mai nel passato». E lo stesso vale per il gpl: «La filiera - scrivono Assoliquidi-Federchimica e Consorzio Ecogas - ha investito in nuovi insediamenti e la prosecuzione dei contributi potrebbe ancora salvare il capitale umano e tecnologico creato in questi anni».
L’Anfia, che invece rappresenta la filiera italiana dell’automotive, attraverso la sigla Federveicoli, si appresterebbe a premere ancora sul governo per ottenere aiuti a favore di veicoli commerciali e camion, insieme alle macchine agricole e movimento terra. Anche i produttori di rimorchi e semirimorchi (6mila occupati) temono ripercussioni e chiedono un sostegno. E lo stesso vale per Confindustria Ancma sugli scooter e le moto.
Intanto, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, ha ribadito ieri che da parte del governo sono allo studio «incentivi ai consumi, che non riguardano solo un settore». Le ipotesi riguardano gli acquisti di caldaie, condizionatori, elettrodomestici, mobili da cucina, ma anche i settori del tessile e della cantieristica navale.