Auto, la crociata antismog è un maxispreco

da Milano

Ciò che è comunemente chiamato incentivo alla rottamazione è in realtà una condanna a morte per quelle categorie di veicoli giudicate pericolose per l'ambiente. E noto, ma meno evidente è il fatto che l'operazione si può tradurre in un conto da svariati miliardi di chilowattore e di euro. In passato le occasioni per liberarsi di auto di vecchia generazione hanno solo in parte scalfito il problema se, come ha stimato Il Giornale, sono oltre 13 milioni le vetture da demolire. Una sorta di «strage» che non comprende solo vecchi macinini, ma anche vetture in buone condizioni.
La condanna, per le auto omologate Euro 0 o Euro 1, non è esplicita, è vero, ma è decisamente subdola, poiché si è presentata su più fronti. In primo luogo con una legge Finanziaria 2007 che ha aumentato gli importi della tassa di possesso, comunemente chiamato bollo. Poi con una serie di provvedimenti locali che hanno di fatto obbligato a tenere parcheggiate le auto più vecchie, mantenendo peraltro intatte le spese fisse. Ma che cosa accadrebbe se tutti i 13.400.000 veicoli fossero avviati alle presse? Ci troveremmo a pagare una bolletta energetica che non ci possiamo assolutamente permettere, visto che la nostra rete ha già mostrato più volte di lavorare su una soglia critica. Per la precisione l'Italia si troverebbe a bruciare 351 miliardi di chilowattore e 143 miliardi di euro per avere un parco circolante composto unicamente da veicoli con motori almeno Euro 2. La stima, per difetto, è il risultato di un'elaborazione di Leonardo Libero, esperto di ambiente e direttore della rivista Energia dal sole, che si è preoccupato di scoprire quale sarebbe l'impatto sull'ecosistema e sul bilancio energetico di una manovra spinta proprio dall'ala più «verde» di chi ci governa. Insomma, demolirle inquinerebbe di più.
Il conteggio parte da una prima considerazione, vale a dire che le auto interessate hanno in teoria una vita residua, altrimenti sarebbero già state rottamate. Con questa premessa e con la certezza di un costo energetico medio di 18mila kWh per ogni auto, se il parco da avviare alla demolizione avesse ancora la capacità di percorrere i chilometri coperti fino a oggi, ci troveremmo a buttare 117 miliardi di kWh. Un valore pari a un terzo del fabbisogno annuale del nostro Paese. Ma non basta: Libero ricorda che a questo spreco bisogna aggiungere la spesa energetica per il riacquisto delle auto nuove, quindi 18mila kWh per 13 milioni, per un totale di 234 miliardi di kWh. Questi ultimi, per la verità, non sono tutti a carico nostro, dato che solo un terzo delle auto vendute è di produzione nazionale. C’è poi da considerare l'impoverimento patrimoniale dei 13 milioni di proprietari di auto di vecchia generazione che hanno visto precipitare il valore dei loro beni, per dovere necessariamente investire nell'acquisto del nuovo. In tutto circa 130 miliardi di euro. Senza dimenticare il costo per lo Stato dell'incentivo offerto sotto forma di sconto di 800 euro e dell'esenzione dal pagamento della tassa di possesso per almeno due anni in caso di acquisto di auto «pulite». «Quindi lo Stato pagherà, con i nostri soldi, - sottolinea Libero - bonus per un totale di 10,4 miliardi di euro. Inoltre, calcolando una tassa di possesso 2007 di 1,90 euro/Cv, stimando una potenza media prudenziale delle nuove auto di 60 Cv, Stato e Regioni rinunceranno a riscuotere almeno (13 milioni per 1,90 euro a cavallo per due anni) 2 miliardi e 964 milioni che, sommati a quelli da spendere, portano il totale a 13 miliardi e 364 milioni d’euro, pari a oltre un terzo della manovra Finanziaria 2007».
Vale veramente la pena? Probabilmente no, se si considera che la tecnologia ha permesso di realizzare impianti di scarico particolari, kit da montare sulle auto più vecchie, in grado di trasformare con una spesa di circa 60 euro le emissioni di Euro 0 e 1 a livelli di Euro 2. Ma da noi l'operazione non è riconosciuta, fa fede solo la carta di circolazione originale. Quindi non resta che rottamare e bruciare energia.