Auto, dagli Usa la crisi contagia ora l’Europa

Washington "spinge" per le nozze Gm-Chrysler. Stop delle attività produttive. In difficoltà le case "premium". Le pressioni di Bruxelles sulla CO2 costringono i gruppi a nuovi sforzi in un momento di grave difficoltà

Giancarlo Poli* - Michele Mauri**

La crisi globale ha intaccato anche il mondo dell’auto. Tutti i segnali mostrano le difficoltà in cui i produttori (e con loro, l’indotto: fornitori e concessionari) si stanno dibattendo, a partire dagli Stati Uniti, ma ormai in maniera conclamata anche in Europa. Guardiamo prima al di là dell’Atlantico. Alcuni fatti: da 16,5 milioni di veicoli nel 2007, il mercato è stimato chiudere il 2008 a 13,8 milioni (-16%), riduzione ancor più drammatica se consideriamo che il mix si è decisamente «rimpicciolito». Il crollo ha colto di sorpresa molti operatori, che a fine 2007 prevedevano un mercato pari a 15,8 milioni di unità e, in marzo, ancora di 15,4 milioni. Gm ha annunciato tagli per 4.300 posti, già 600 concessionari hanno chiuso i battenti e altri 2mila si arrenderanno entro il 2009, cioè circa il 15% della rete complessiva Usa. Gm e Chrysler stanno valutando un possibile matrimonio, con l’ovvio obiettivo di tagliare costi ovunque possibile. Il governo Usa, da parte sua, ha varato un piano di aiuti ai produttori per 25 miliardi di dollari e proprio ieri il Tesoro si è detto pronto a mettere sul piatto aiuti per almeno 5 miliardi di dollari, tra iniezioni dirette di capitale e acquisti di crediti, a sostegno delle possibili nozze. Per Gm e Ford gli analisti hanno intanto rivisto tutte le stime al ribasso: «Avranno davanti ancora mesi difficili».
L’Europa è stata decisamente contagiata da questi fenomeni e i fatti non sono tanto diversi, anche se assumono dimensioni per ora inferiori. Il mercato nei primi 9 mesi è calato del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2007. L’Italia, in particolare, è in forte debito di ossigeno: -11,3%. E sempre in Europa gli americani della General Motors hanno annunciato la chiusura di tutti i propri siti per un numero di settimane ancora da definire. Ma il bollettino di guerra non risparmia nessuno: Daimler (Mercedes) metterà i lucchetti per un mese alla sua maggiore fabbrica in Germania; Ford taglierà del 3% la produzione sino a fine anno; corrono ai ripari anche i costruttori francesi.

Sergio Marchionne, ex presidente dell’Acea e ad di Fiat Group, ha sollecitato aiuti da parte dell’Ue (40 miliardi) anche per i costruttori europei, peraltro promessi in Francia dal presidente Nicolas Sarkozy. I sostegni ai soli americani sono visti da Marchionne come «concorrenza sleale».

Se traguardiamo, quindi, il 2009, non possiamo che prevedere un anno molto difficile, con tutte le naturali conseguenze sia sul mercato del lavoro, sia sulle aziende, il cui indice di rischio «fallimento» è in notevole aumento, come dimostrato da una ricerca di AlixPartners. Le stime degli operatori sono in costante calo da inizio anno, quindi è difficile dare qualunque numero: immaginiamoli, però, decisamente bruttini. A questi problemi si aggiunge anche la forte pressione sul mondo dell’Auto per ridurre consumi ed emissioni di Co2, giustificata solo parzialmente dai risultati già ottenuti negli scorsi anni con l’introduzione dei vari parametri Euro e con il miglioramento dei consumi. Gli interventi necessari richiederanno ulteriori investimenti e conseguenti costi, in un momento in cui non ce ne sarebbe certo bisogno.

Dopo tutti questi segnali bui, quale luce possiamo vedere in fondo al tunnel? La crisi dei consumi pare colpire (ovviamente) in maggior misura le vetture più «grosse», a fronte di numeri invece ancora piuttosto interessanti per quelle di piccola e media cilindrata. I governi sembrano muoversi per garantire un adeguato supporto al settore industriale numero uno in termini di posti di lavoro in Europa. Rottamazione o meno che sia, è difficile non immaginare un importante aiuto strutturale che aiuti a superare questo momento definito dall’amministratore delegato di una casa tedesca «la faccenda più complicata della mia carriera, ben peggio dell’11 settembre, da un punto di vista puramente economico».

*Managing director AlixPartners
**Director AlixPartners