Auto, le ex Big Three

Due grandi eventi automobilistici, a cavallo tra il 2008 e il 2009, saranno il test decisivo per capire se le ex «Big Three» americane - General Motors, Ford e Chrylser - avranno un futuro o meno. In concomitanza dell’Auto Show di Los Angeles, in programma dal 21 al 30 novembre, potrebbe arrivare dal governo Usa una risposta alla urgente richiesta di aiuti pervenuta alla Casa Bianca. «Fino ad allora - commenta Stefano Aversa (AlixPartners), dal suo osservatorio di New York - il settore rimarrà con il fiato sospeso». A metà gennaio, invece, il mondo dell’auto si ritroverà come ogni anno a Detroit in occasione del North american auto show. «E in quella occasione - aggiunge Aversa - si capirà se sarà giunta l’ora del rilancio o della disfatta». Nel frattempo i responsabili democratici al Congresso hanno scritto al segretario al Tesoro, Henry Paulson, sollecitando l’utilizzo del piano di aiuto al sistema finanziario adottato a ottobre per garantire «un’assistenza temporanea all’industria dell’auto in grande difficoltà».
«Un settore solido e vitale - ha ricordato a Paulson, il presidente democratico della Camera, Nancy Pelosi - è essenziale per restaurare la stabilità del mercato finanziario, per la salute globale della nostra economia e dei lavoratori di questa industria». Ma se da una parte si spinge per fare affluire denaro nelle casse dei costruttori, allo stesso tempo vengono posti precisi paletti: l’aiuto pubblico, secondo la Pelosi, dovrebbe essere condizionato alla realizzazione da parte delle case di programmi competitivi a sfondo ecologico. Si parla, inoltre, di limiti ai bonus destinati ai manager e possibili contropartite per i contribuenti sotto forma di assunzioni di partecipazione. «Dobbiamo proteggere gli interessi degli americani e l’occupazione legata all’auto (in un anno sono andati persi oltre 140mila posti, più di 66mila solo tra agosto e ottobre, ndr)», ha precisato la parlamentare.
Oggi intanto, alla riapertura di Wall Street, si comprenderà se i buoni propositi espressi dai democratici e le aperture agli aiuti palesate dal neopresidente Barack Obama, riusciranno a restituire un po’ di fiducia al mercato. Gm, Ford e Chrysler, insieme agli altri produttori che danno lavoro negli Usa (nella campagna elettorale Obama ha sottolineato che a godere di incentivi saranno tutte le società che portano occupazione in America) sono ancora in attesa dei 25 miliardi di dollari, approvati a inizio settembre dal Congresso. Questa cifra, però, sembra già non bastare visto che le richieste sono, ora, di 25-50 miliardi in più. «Cash crunch», titolava ieri a tutta pagina il Detroit News: e proprio l’assottigliamento della liquidità sta portando al fallimento Gm e Ford. «Qualche piccolo segnale positivo comincia però a intravedersi - dice ancora Aversa -: il gallone di benzina tornato a 2 dollari ha riacceso l’interesse degli americani verso i Suv e i pick-up», i veicoli che in passato hanno fatto la fortuna delle allora Big Three.