Auto, Fiat accelera Ma gli incentivi restano un «bluff»

da Milano

Alla promozione da parte di Standard&Poor’s, che ha riportato il rating di Fiat a «investment grade», e alle interessanti prospettive in tema di produzione dopo la firma dell’accordo che permetterà al Lingotto di possedere il 70% della serba Zastava, ieri si sono aggiunti due fatti importanti. Entrambi riguardano le immatricolazioni di autovetture. In Italia, Fiat Group Automobiles, a differenza del mercato, in calo del 2,86%, ha registrato in aprile una crescita dell’1,4% e, soprattutto, ha visto la propria quota impennarsi al 33,6%, tetto raggiunto l’ultima volta nel gennaio 2002.
Ma importante è anche il primo riscontro delle vendite nel mercato europeo: in Francia, il gruppo automobilistico di Torino ha aumentato le consegne del 49,8% in uno scenario salito complessivamente del 15,1 per cento. Bene, Oltralpe, soprattutto il marchio Fiat che con il più 66,8% ha registrato l’accelerazione più consistente. Tutte notizie che hanno spinto il titolo di Torino a Piazza Affari, tornato in prossimità dei 15 euro (più 3,84% a 14,95 la quotazione di ieri). In casa Fiat, intanto, il brand principale, nel confermarsi il locomotore del gruppo, è migliorato dell’1,7% mentre la quota (26,3%) è tornata ai livelli di fine 2001. In ripresa è Alfa Romeo, che ha ritrovato il segno positivo (più 2,8%) e stabile, in attesa della Delta, continua a essere Lancia.
A livello di modelli, è la 500 il vero best seller del gruppo, ormai a 200mila ordini, e con la prospettiva che presto lo stabilimento polacco di Tychy, dove viene prodotta, non basterà più. Per la holding guidata da Luca di Montezemolo e Sergio Marchionne i primi quattro mesi dell’anno hanno dunque significato, per la divisione Auto, una quota stabile al 31,7% rispetto a un mercato in forte difficoltà: meno 8,2% le vendite e meno 20% gli ordini (meno 8% il calo di aprile). I problemi, secondo il Centro Studi Promotor, trovano origine «nell’aggravarsi della situazione economica, con il deterioramento alla propensione all’acquisto dei consumatori», nonché «nel sostanziale fallimento degli incentivi alla rottamazione che, rinnovati in misura inferiore alle attese e comunque inadeguati rispetto alle esigenze, non hanno attribuito alla domanda un impulso in grado di neutralizzare l’impatto sulle immatricolazioni del susseguirsi di notizie negative sulla congiuntura italiana e internazionale». In particolare, come rileva l’Unrae, «il mancato ampliamento dei bonus per le rottamazioni alle auto Euro 2 immatricolate nel 1997 e nel 1998 ha tolto a circa 4 milioni di italiani la possibilità di godere di un concreto aiuto all’eliminazione di vetture assai più inquinanti e meno sicure rispetto alle attuali con motorizzazione Euro 4». L’Unrae ha anche calcolato in 250 milioni il mancato gettito di Iva, per le casse statali, dovuto agli 80mila veicoli venduti in meno nel quadrimestre. Un «rosso», se la situazione non dovesse mutare, destinato a salire fino a 700 milioni di euro. L’Anfia, infine, sottolinea il lento arretramento delle vetture a gasolio, il cui «peso» totale, nei primi quattro mesi, è sceso al 53% dal 55,7% di fine 2007, visto che una forbice tra i prezzi di benzina e diesel praticamente non esiste più.