Auto, Fiat compra il 35% di Chrysler

Il Lingotto, con una mossa a sorpresa, ha fatto shopping nel mercato americano messo in ginocchio dalla crisi del settore. Il gruppo torinese annuncia oggi l'ingresso nel capitale del colosso a stelle e strisce senza sborsare un euro. Gli americani riceveranno in cambio tecnologia per le "city car"

Fiat e Chrysler annunciano le loro nozze e il Lingotto si porta a casa una prima fetta della più piccola tra le Big Three. I due gruppi ci riprovano ventuno anni dopo il primo matrimonio, durato solo pochi anni. Ma erano altri tempi e altre situazioni. Tra italiani e americani, quella che sarà sancita oggi sarà un’unione d’interesse e, soprattutto, a costo zero per Torino anche se entrerà nel capitale del gruppo di Auburn Hills con una quota del 35%, pronti a crescere fino al 55%, secondo il Wall Street Journal. Chrysler, reduce dal divorzio con Daimler, in possesso ancora del 19,9% delle azioni, appartiene ora al fondo di private equity Cerberus, con una partecipazione dell’80,1%. E proprio Cerberus, a cui i tedeschi avevano appioppato Chrysler poco prima che il settore automobilistico Usa precipitasse, è da alcuni mesi alla ricerca di una via d’uscita. L’accordo, che lascia a Fiat la possibilità di aumentare il proprio peso nel gruppo del Michigan, prevede che in cambio di piattaforme, motori e tecnologie, il Lingotto riceverà da Chrysler il «lasciapassare» nel mercato Usa: potrà infatti disporre della capillare rete di vendita, in vista del ritorno della casa italiana Oltreoceano annunciato, al momento, nel 2011. E lo stesso riguarderà Chrysler che avrà modo di trarre vantaggio dalla radicata presenza di Fiat in Brasile, oltreché posizionarsi ancora meglio in Europa. I colloqui tra i due gruppi, in corso da tempo e di cui il Giornale aveva riferito, hanno subito una brusca accelerazione nei giorni precedenti l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca. L’annuncio sarebbe dovuto avvenire giovedì, in concomitanza con il cda del Lingotto, ma una fuga di notizie da Washington, rilanciate dal sito AutomotiveNews, ha stravolto i programmi. Chrysler, che come la più grande General Motors ha ricevuto la prima tranche del finanziamento di 13,4 miliardi di dollari da parte del governo Usa, ha tempo fino a marzo per dimostrare di avere un concreto piano d’azione capace di assicurare al gruppo un futuro. E qui entra in gioco Fiat. Gli americani, anche se al Salone di Detroit hanno cavalcato a più non posso l’auto elettrica e ibrida, sono consapevoli che questa «scossa» non basterà a farli uscire dalla crisi e a convincere il governo a stanziare altri fondi. Hanno bisogno di auto piccole e di media cilindrata, di motori più efficienti, che consumano poco e abbattano drasticamente le emissioni. A loro Sergio Marchionne ha così lanciato il salvagente, ben conscio di trovarsi in una posizione di forza. Quella dell’amministratore delegato della Fiat è soprattutto una scommessa: se Chrysler si risolleverà, grazie all’apporto di Torino, Fiat avrà fatto bingo. In pratica si sarà accaparrata una delle Big Three a costo zero, avendo fatto proprio un marchio di grande prestigio come Jeep (l’altro brand non meno importante è Dodge), garantendo all’Alfa Romeo e alla Fiat[/TESTO] 500 l’accesso sul mercato nordamericano, con la possibilità anche per i camion di Iveco di sfruttare la rete commerciale di Auburn Hills. Marchionne, dunque, ha messo sul tavolo il suo asso. E lo ha fatto alla vigilia del cda sui conti dell’ultimo trimestre 2008, rispondendo con questa mossa a Moody’s che da alcuni giorni ha messo sotto osservazione il debito del Lingotto in vista di un possibile declassamento. Oggi sarà la Borsa a dare il suo giudizio dopo che ieri il titolo Fiat ha inanellato un’altra giornata negativa (meno 4,88% a 4,48 euro) complice il consensus degli analisti secondo cui, nell’ultimo trimestre 2008, l’utile netto del gruppo si sarebbe più che dimezzato: da 597 a 290 milioni. Nella serata di ieri la Consob ha chiesto a Fiat chiarimenti sull’avvicinamento a Chrysler.