Auto: Fiat e Chrysler saranno sposi in aprile

Per Montezemolo l'accordo permetterà di vendere &quot;tecnolcogie costate grandi investimenti&quot;. Tutte le sfide che che <strong><a href="/a.pic1?ID=322497">Jaki e Sergio dovranno vincere</a></strong>. Catronuovo: <strong><a href="/a.pic1?ID=322503">&quot;Una mossa storica&quot;</a></strong>

L’unica nota stonata, ieri, è arrivata dalla Borsa: nel giorno dell’ufficializzazione dei propositi di nozze con Chrysler, il mercato alla fine ha penalizzato il titolo Fiat: meno 1,34% a 4,42 euro al termine di una seduta volatile. Sospese in mattinata in attesa del comunicato, le azioni Fiat sono subito balzate del 5% venendo poi risucchiate dal vortice di una giornata negativa. Il timore, spiegano gli operatori, è che gli eventuali benefici dell’alleanza si potranno vedere solo nel lungo periodo, mentre restano gravi incertezze a breve termine, legate alla crisi economica. La cautela sull’accordo con Detroit prevale anche nelle prime valutazioni degli analisti. «Fiat sta comprando un’azienda debole - affermano scettici da Deutsche Bank - è un’operazione dai rischi limitati e dai ritorni limitati». «La cosa più importante è che non c’è un cash out di Fiat», ha aggiunto l’analista di una banca italiana - comunque resta un margine di incertezza». Marchionne, ovviamente, la pensa diversamente:«Questa iniziativa rappresenta una pietra miliare nel panorama, in rapido mutamento, del settore automobilistico e conferma l’impegno e la determinazione di Fiat e Chrysler a giocare un ruolo significativo in questo processo globale. È un’intesa che permetterà a entrambe le società di accedere a importanti mercati automobilistici con un’offerta di prodotti innovativi ed ecologici ». Da Maranello, dove ieri è stato inaugurato il nuovo impianto fotovoltaico realizzato dal gruppo Maccaferri all’interno del complesso Ferrari, gli ha fatto eco il presidente Luca di Montezemolo: «Dal punto di vista della Fiat -ha detto il numero uno del Lingotto- significa poter vendere tecnologie costate grandi investimenti e accedere a mercati con grande potenziale per noi, riportandovi marchi come l’Alfa e anche la Fiat 500». John Elkann, nella veste di azionista del gruppo, ha invece osservato che l’accordo riserverà altri sviluppi («possiamo salire», riferendosi alla quota iniziale del 35%). E sempre il presidente di Exor,non ché vicepresidente di Fiat, ha ricordato anche che, alla luce di possibili nuovi accordi in Europa, «quello con Chrysler è un passo». Ora Fiat (che si avvale dell’advisor Ubs) e Chrysler, secondo la lettera d’intenti diffusa ieri, hanno tempo fino ad aprile per definire tutti dettagli. È indubbio che questa partnership sarà il biglietto da visita con cui, alla fine di marzo, il presidente di Chrysler, Bob Nardelli, si presenterà davanti al nuovo inquilino della Casa Bianca. Da una parte il sostegno di un gruppo come Fiat, guidato dallo stesso manager (Sergio Marchionne) che più volte è riuscito a conquistare le copertine dei magazine americani (soprattutto dopo il colpo della put option ai danni della General Motors), dall’altra la garanzia di avere a disposizione tutto il know how per adempiere alle pressanti richieste di auto più pulite e meno dispendiose: con queste credenziali il vertice della Chrysler è convinto di meritare nuovi aiuti dallo Stato. Ma che cosa faranno le rivali Ford e General Motors? Senza dubbio, la mossa della più piccola delle Big Three ha colto in contropiede i due colossi, in particolare il secondo, troppo sbilanciato nei faraonici progetti «elettrici » presentati al Salone di Detroit. È certo, a questo punto, che dai prossimi mesi sulle strade americane la vera sfida la giocheranno veicoli di matrice europea: Focus e Fiesta per Ford, le Opel per Gm e le nuove Chrysler motorizzate Fiat, in attesa dello sbarco della 500 e, dopo i primi test positivi della 8C Competizione, delle più abbordabili Alfa Romeo MiTo e Spider. Analisti e osservatori a parte, le nozze Fiat-Chrysler hanno raccolto giudizi positivi a livello politico e sindacale. «È una buona notizia, un segno di vitalità e della flessibilità dell’industria italiana», ha commentato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. «Assolutamente interessante uno scambio di azioni in cambio di tecnologia», si è associata Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Giorgio Airaudo (Fiom di Torino), nel giudicare positivamente la preintesa, ha ricordato la necessità di altre iniziative «perché la cassa integrazione aumenta».