Auto, Marchionne: su Chrysler mi gioco tutto e non intendo fallire

L'ammnistratore delegato di Fiat Sergio Marchionne al <em>Financial Times</em>: &quot;Si tratta di una questione di reputazione, di credibilità.
Abbiamo messo tutto in gioco, compreso me stesso&quot;. Poi aggiunge: &quot;Dal Congresso Usa e dalla Pelosi decisione coraggiosa di appoggiarci&quot;

Roma - "È una questione di reputazione, di credibilità. Abbiamo messo tutto in gioco, compreso me stesso". Così, in un’intervista al Financial Times, l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, commenta il suo impegno per il rilancio di Chrysler. In un lungo articolo, intitolato "Controllo duale: potrà Marchionne replicare il suo rilancio di Fiat con il partner Usa Crhysler?" e insolitamente inserito nella sezione del fine settimana Life & Arts del quotidiano della City, l’editorialista John Reed ripercorre le tappe del rilancio Fiat, tentando un parallelo con quanto di nuovo sta portando Marchionne a Detroit.

"Non ho alcuna intenzione di fallire", dichiara il numero uno di Fiat al Financial Times, sottolineando anche l’appoggio ricevuto da Nancy Pelosi, la speaker della Camera Usa: "Non saremmo qui se lei e il Congresso non avessero deciso di appoggiare la nostra proposta. È stata una decisione decisamente coraggiosa da parte loro". All’ingresso di Fiat in Chrysler, ricorda Reed, il gruppo statunitense era in piena difficoltà, ma gli effetti della "cura Marchionne" iniziano a vedersi: "Le persone rimangono a lavorare fino a tardi, fino alle nove o alle dieci. A volte sembra di essere dentro un aeroporto", dichiara Ralph Gilles, capo della divisione design di Chrysler e Dodge.