Auto in panne, mai così male da 12 anni

da Milano

C’è grande preoccupazione tra i concessionari e le stesse case automobilistiche: se le vendite di automobili non prendono forza, nonostante la presenza di incentivi statali più o meno efficaci che siano, significa che qualcosa nel meccanismo del mercato si è veramente inceppato. Per ora la frase viene pronunciata a mezza voce e nessuno se la sente di metterlo per iscritto, ma tra gli operatori comincia a serpeggiare il timore che il 2008 possa concludersi con una caduta verticale delle vendite in Italia. Il rischio è che il mercato torni alla situazione antecedente il 1997, cioè a un livello sotto quota due milioni di unità.
Nel ’96, per risollevare il mercato, l’allora governo Prodi varò un maxipiano di rottamazioni che l’anno successivo diede subito ossigeno al settore: da 1,73 milioni si passò, infatti, a oltre 2,40 milioni di unità vendute.
La soglia psicologica del settore è collocata a quota due milioni e, conti alla mano, avanti di questo passo - con i prezzi dei carburanti alle stelle e la crisi generale dei consumi - le stime su cui Anfia, Unrae e Centro Studi Promotor insistono appaiono, in realtà, troppo ottimistiche. «Da parte nostra - commenta Gian Primo Quagliano, direttore del Centro Studi Promotor - ribadiamo la previsione di una chiusura d’anno a 2,20 milioni di auto vendute. È comunque vero che gli ordini sono a livelli bassissimi e i giudizi dei concessionari sono paragonabili a quelli raccolti nel 1993 (complici, in quel periodo, la forte svalutazione della lira decisa nel ’92 e una Finanziaria molto pesante, ndr). Il mercato, quell’anno, precipitò del 29% a circa 1,69 milioni di unità. Senza dubbio non abbiamo davanti un quadro positivo».
L’ultima mazzata al settore è arrivata a maggio (meno 17,56% e meno 10,04% se si considerano i primi cinque mesi del 2008) e altre se aggiungeranno sicuramente: tutte le indicazioni, infatti, sono per un giugno nero e, come certo, viene dato un altro calo delle vendite a due cifre. Inoltre, a poco serve confrontare i risultati attuali con quelli di un 2007 record (2,49 milioni), grazie alla prima tornata di incentivi. Sulla parola crisi, però, nessuno fa obiezione.
«Si può ipotizzare - afferma Vincenzo Malagò, presidente di Federaicpa, la Federazione italiana dei concessionari - che ci saranno almeno 500mila ordini in meno, visto che da gennaio all’appello mancano già 230mila contratti. Faccia lei i calcoli. Il mercato è fermo, siamo allarmati. Prima o poi le case automobilistiche si accorgeranno che i concessionari non possono più ritirare vetture per lasciarle parcheggiate nei piazzali. È necessario trovare un accordo. Non mi interessano i dati della Motorizzazione sulle immatricolazioni: per noi, a contare, è quello che si vende al cliente. Che gli ultimi tre giorni di ogni mese le immatricolazioni si impennino del 30% significherà pure qualcosa». Vuol dire che il mercato subisce un’iniezione da parte delle case automobilistiche di «chilometri zero», veicoli che il concessionario immatricola e rivende con uno sconto apprezzabile, flotte e noleggi di vario genere.
«Ormai - precisa l’amministratore delegato di una casa automobilistica - il mercato non è più in grado di assorbire l’ingente stock di veicoli “chilometri zero” che si sono accumulati negli ultimi anni, caratterizzati da una forte flessione della domanda spontanea».
Intanto l’Unrae (costruttori esteri), che ha appena confermato al vertice Salvatore Pistola, ha rinnovato la sua previsione per la fine dell’anno (2,2 milioni), più o meno in linea con quella del Centro Studi Promotor (2,20 milioni). In controtendenza viaggia invece l’usato: più 4,15% da gennaio a maggio, secondo le rilevazioni degli osservatori del settore, tra cui Centro Studi Promotor e CarNext.