Auto in panne, nel 2009 vendite in calo del 13%

nostro inviato a Bologna

Crollo a 1,85 milioni di unità nel 2009, rispetto alla stima di 2,14 milioni per l'anno in corso, quindi con un calo del 13,6%, se lo Stato non lancerà un salvagente in grado di far riemergere il settore dell'auto. Ad azzardare una previsione sulle immatricolazioni in Italia nel nuovo anno è il Centro Studi Promotor, alla vigilia del via al Motor Show di Bologna. La rassegna annuale italiana, che aprirà al pubblico venerdì, fa da ponte a uno dei momenti più neri del settore. Dal 2008, anno che ha visto la crisi dei mutui subprime contagiare dall'estate in poi anche il comparto dell'auto, ci si prepara ad affrontare un 2009 che si preannuncia devastante. «La prospettiva - ha ammonito il direttore del Centro Studi Promotor, Gian Primo Quagliano - è che, senza specifici interventi di sostegno alla domanda, il mercato rimanga su bassi livelli per un lungo periodo». Il che significa un ricorso ancora più massiccio alla cassa integrazione e posti di lavoro sempre più in bilico nell'indotto e nelle concessionarie.
Come l'Italia, che a novembre ha registrato un calo delle vendite di auto prossimo al 30%, anche il resto dell'Europa ha l'acqua alla gola. In proposito l'amministratore delegato di Fiat Group, Sergio Marchionne, si aspetta - per novembre - una riduzione delle immatricolazioni nell'Ue intorno al 20%. Male va il nostro Paese (Promotor stima un -25,7% complessivo a fine anno rispetto al 2007) e malissimo va la Spagna (-50% il mese scorso), seguita da Germania (-18%) e Francia (-14%), mentre cominciano ad arrancare anche i Paesi emergenti.
Il virus della crisi, intanto, comincia a contagiare i Saloni. E se al Motor Show a dare forfeit sono stati Bmw, Mini, Mitsubishi, Kia e Ssangyong, la necessità delle case di tagliare i costi si farà sentire soprattutto a partire da gennaio: il North american auto show di Detroit si preannuncia infatti piuttosto magro a causa delle numerose rinunce (Ferrari ha preferito esporre nelle scorse settimane a Los Angeles). Per accelerare l'uscita dalla crisi il Centro Studi Promotor suggerisce un pacchetto integrato di provvedimenti. Tra questi, la riduzione dell'aliquota Iva dal 20 al 15% sugli acquisti di auto, con un onere per l'Erario di 1.537 milioni su base annua, nonché la concessione di un bonus di 2mila euro per chi demolisce la sua vettura Euro 0, Euro 1 o Euro 2 in cambio dell'acquisto di una nuova. Ma è soprattutto sul credito al consumo che secondo il Csp bisogna intervenire con urgenza, visto che il 67% dei contratti per l'acquisto di un veicolo presuppone il pagamento rateale. «Una soluzione - secondo Quagliano - è il sostegno garantito ai finanziamenti attraverso la creazione di un fondo di garanzia sulla falsariga del Cofidi, eliminando poi le imposte sulle ipoteche riguardanti sempre le auto».
È dunque in questo clima di profonda preoccupazione ma anche di speranza per un'inversione di tendenza che, gradualmente, secondo le aspettative dei vertici Fiat potrebbe manifestarsi dalla seconda metà del 2009, che l'unico Salone italiano dell'auto si appresta a celebrare la sua 33ª edizione. Il tema di fondo è legato all'ecosostenibilità, lo stesso attorno al quale si gioca il futuro dell'industria automobilistica americana e che vedrà i costruttori europei fare a gara sul fronte della guerra al CO2. Ieri, intanto, le notizie pervenute da Bruxelles, ovvero l'accordo soft raggiunto proprio sulle emissioni del CO2, ha probabilmente dato una mano al titolo Fiat. In base al compromesso l'aggravio dei costi per il Lingotto si presenta inferiore rispetto alle precedenti ipotesi. Inoltre, ci sarà tempo fino al 2015 per adeguare la produzione ai parametri più severi. Le azioni del Lingotto sono così salite dello 0,73%, a 5,54 euro, dopo essere arrivate a perdere fino al 3% sulle preoccupazioni legate al 2009. In ripresa, nei listini, è stato l'intero comparto europeo, grazie anche al barile di petrolio che comincia a fare meno paura.