Auto, Renault riporta la fabbrica in Francia

La Renault riporta in patria la
produzione. Il governo aveva, infatti, legato gli aiuti al settore all’impegno sul mantenimento della produzione
in Francia. La scelta creerà circa 400 posti di lavoro. la Commissione europea: "Scelta sconcertante". Ma Barroso: "Nessuna norma violata

Parigi - Nel pieno della crisi, la Renault segue le indicazioni del governo francese e riporta in patria la produzione di un’auto finora fabbricata all’estero. La scelta creerà circa 400 posti di lavoro in una fabbrica di Flins (Yvelines). Immediata la reazione della Commissione europea che annusa la Francia di essere "in totale contraddizione con impegni assunti con Bruxelles per ottenere il via libera agli aiuti di stato all’industria dell’auto".

La Renault delocalizza "Oggi il gruppo Renault annuncerà il rimpatrio della produzione di un veicolo finora realizzato fuori dalla Francia" ha detto il sottosegretario all’Industria, Luc Chatel, all’indomani delle grandi manifestazioni contro la politica economica del presidente Sarkozy che hanno portato nelle piazze francesi tre milioni di persone. Secondo il sindacato CGT, dovrebbe trattarsi della catena produttiva di un modello di Clio finora prodotto in Slovenia. Luc Chatel ha sottolineato che la decisione sarebbe "legata al piano francese per il settore che comincia a dare risultati". Il piano per il settore automobilistico, annunciato in febbraio, prevede 7,8 miliardi di euro in aiuti anti crisi, di cui 6 miliardi di prestiti a tassi agevolati per Renault e PSA Peugeot Citroen, in cambio dell’impegno sul mantenimento della produzione in Francia. In febbraio il presidente Nicolas Sarkozy aveva inoltre ventilato l’eventualità di una rilocalizzazione di alcune linee produttive in Francia, suscitando in particolare la collera del governo ceco che aveva lanciato strali contro le tentazioni del protezionismo.

Bruxelles all'attacco La Commissione europea ha criticato la decisione della Renault di rimpatriare la produzione dalla Slovenia. Bruxelles aveva alcuni mesi fa espresso dubbi sul piano francese di aiuti all’auto perchè poneva la condizione che non fossero chiusi impianti di produzione in Francia, anche a costo di dover chiudere quelli all’estero. Parigi aveva poi provveduto a rassicurare la Commissione con una lettera. "Non spetta alla Commissione commentare sul fatto che un’impresa sposti i suoi siti di produzione - ha detto Jonathan Todd, portavoce del commissario alla Concorrenza Neelie Kroes - tuttavia è sconcertante che il sottosegretario (francese) dell’Industria Luc Chatel abbia detto che questa decisione sia legata al piano industriale" della Francia a sostegno dell’auto. "Questo - ha tuonato il portavoce - è in contraddizione totale con la lettera che lo stesso Chatel aveva inviato qualche settimana fa al commissario Kroes e che la Commissione aveva accolto con favore. C’è una contraddizione evidente tra la lettera del ministro e le sue dichiarazioni di oggi".

Barroso: "Nessuna misura violata" Secondo una prima analisi fornita dal presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, la Francia non violato alcuna misura sul mercato interno: "Naturalmente spetta alle aziende decidere dove investire". Il presidente dell’esecutivo Ue ha indicato che i suoi collaboratori hanno già avuto "un primo contatto" con le autorità francesi. "Si tratta di un malinteso - ha sostenuto Barroso - stiamo parlando di un aumento della produzione in Francia senza lasciare la produzione in un altro Stato membro".