Auto, salta la rottamazione mercato a rischio nel 2008

da Roma

Al ministero dello Sviluppo economico considerano la partita ancora aperta. Ma i margini per far passare una nuova rottamazione sono praticamente nulli. La norma per prorogare al 2008 gli incentivi alla sostituzione delle auto inquinanti, con tutta probabilità, non sarà inserita nemmeno nel decreto legge di fine anno perché costa troppo. Il provvedimento era già stato escluso dal disegno di legge della Finanziaria 2008, si era detto per problemi di ammissibilità. Ieri fonti della maggioranza escludevano quella che era stata indicata come l’unica via di uscita, e cioè l’inserimento nel cosiddetto milleproroghe di fine anno. E la vera ragione è la copertura.
Una delusione per il dicastero guidato da Pier Luigi Bersani. E, soprattutto, un segnale negativo per l’industria automobilistica italiana, subito recepito dalla Borsa dove le azioni della Fiat, che in mattinata avevano toccato i 17,45 euro, appena diffusa l’indiscrezione, hanno frenato, per chiudere con leggero rialzo dello 0,2 per cento a 17,14 euro.
La proposta iniziale prevedeva settecento euro per l’acquisto di una vettura Euro4 o Euro5 se si demolisce una Euro0, Euro1 o Euro2 immatricolata prima del primo gennaio 1999. Una limatina all’incentivo, 700 euro invece dei vecchi 800, compensata dall’estensione delle agevolazioni per le auto Euro2. All’incentivo si sarebbe dovuta affiancare l’esenzione dal bollo di circolazione per due anni se l’auto rottamata è Euro0 o di un anno negli altri casi.
La mancata proroga potrebbe avere ripercussioni sul mercato nazionale dell’auto che nel 2007 ha registrato una crescita del 6,6% che, secondo il presidente di Unrae Salvatore Pistola, è per un quinto da attribuire proprio alla precedente edizione della rottamazione. Secondo le stime del centro studi Promotor, la mancata proroga degli incentivi potrebbe portare a un calo del 13 per cento delle immatricolazioni di nuove auto l’anno prossimo.
Intanto si stringono i tempi della Finanziaria e del disegno di legge sul welfare. Ieri la commissione Bilancio del Senato ha approvato senza modifiche la prima, che oggi approda in aula e sarà approvata dal Senato venerdì. Il provvedimento che recepisce il protocollo governo-sindacati dovrebbe ricevere il sì di Palazzo Madama sabato mattina. Per la Finanziaria sono in programma tre voti di fiducia: i primi due giovedì, il terzo venerdì. Fiducia anche per il welfare con la votazione sabato mattina.
I principali provvedimenti di politica economica sono quindi in dirittura di arrivo. Ma le ultime tappe si annunciano difficili, in particolare per l’ultimatum di Lamberto Dini, che si è riservato di «valutare nel merito» la manovra la cui entità è cresciuta nel passaggio alla Camera.
Le modifiche introdotte a Montecitorio sono finite anche sotto la lente del servizio Bilancio del Senato. Che ha espresso dubbi sulla riduzione dell’Ici, sul sostegno alle famiglie numerose e al taglio dei costi della politica. Per quanto riguarda l’Ici, le perplessità si appuntano sull’agevolazione estesa al coniuge separato: «Le statistiche - osservano i tecnici - riportano un numero di separazioni tendenzialmente in aumento in ragione d’anno», per cui «potrebbero configurarsi nel tempo effetti più consistenti sul gettito».
Sul Fondo per l’alleggerimento della pressione fiscale per i dipendenti a reddito basso ci potrebbe essere un «problema di insufficienza di risorse a disposizione». Dubbi anche sulla revisione della norma che riguarda le comunità montane, annacquata alla Camera. E anche il taglio agli assessori e ai consiglieri comunali e provinciali ha subito un allentamento degli effetti virtuosi a causa del rinvio dell’entrata in vigore.