«Auto allo sbando senza una vera politica europea»

«I consumi delle auto dovranno scendere a 3-4 litri ogni 100 chilometri, mentre le emissioni di anidride carbonica saranno tagliate prima sotto i 120 e, quindi, sotto i 100 grammi al chilometro. Il rispetto di queste regole necessita, da parte dell’industria automobilistica, la trasformazione radicale del ciclo produttivo e, di conseguenza, investimenti di grossa portata. Concordo con quanto espresso dall’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne: perché questi limiti non restino sulla carta, ci vuole una politica industriale che coinvolga tutta l’Ue». Avviati anche in Italia gli incentivi alla rottamazione e in attesa che Bruxelles vari un piano armonizzato per sostenere gli investimenti richiesti al settore, Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente, nonché vicepresidente dell’Agenzia europea dell’ambiente, sottolinea in questa intervista con il Giornale l’esigenza che l’Ue predisponga un piano europeo di incentivi per sostenere gli investimenti nella componentistica, nei motori e nei nuovi sistemi per la mobilità. «Il rischio - ammonisce - è che si arrivi al completo sfilacciamento e che ogni Paese, come già sta accadendo, vada per conto proprio. A risentirne sarebbe la competitività dei produttori europei».
Dottor Clini, la Commissione Ue proprio ieri ha preso atto della necessità di «rafforzare» il coordinamento delle varie misure di sostegno per evitare distorsioni del mercato...
«Auspico un chiarimento entro marzo, altrimenti si rischia di favorire la concorrenza extra-europea, indiana e cinese soprattutto, e si crea un disequilibrio con quanto si sta facendo negli Stati Uniti».
Perché non è stata ancora trovata una soluzione?
«Il problema centrale è questo: come legare il raggiungimento degli obiettivi del “Pacchetto clima-energia” con la crisi economica che limita le risorse per sostenere gli investimenti nei settori industriali europei a cui sono stati imposti target ambientali stringenti, come al settore dell’auto. I ministri dell’Ambiente dell’Ue affronteranno il tema il prossimo 2 marzo e, successivamente, lo stesso argomento verrà esaminato dai ministri delle Finanze e poi dal Consiglio europeo di primavera».
Come giudica la richiesta di sostegni per un ammontare di 40 miliardi formulata dal dottor Marchionne, a nome delle case europee che costituiscono l’Acea?
«È stata interpretata come una posizione di difesa da parte del settore, una sorta di rifiuto ad adeguarsi alle nuove regole sulle emissioni. Invece, è una posizione realistica perché la Ue non può imporre all’industria dell’auto trasformazioni radicali senza individuare contestualmente le misure incentivanti necessarie».
E quindi?
«Spero che la riunione Ue del 2 marzo, nell’affrontare in modo sistemico la crisi economica, fornisca precise indicazioni su come aiutare la trasformazione industriale richiesta. L’industria dell’auto è tra le più importanti. E lo stimulus plan messo a punto da Barack Obama pone in primo piano proprio questo settore e quello energetico. Per confrontarsi con la svolta americana, l’Europa ha bisogno di un piano di aiuti forte e strutturale».
Intanto la Francia ha stanziato oltre 6 miliardi a favore dei costruttori di auto locali...
«Il problema degli aiuti francesi è... che sono francesi. Ciò che il ministro Giulio Tremonti ha affermato due mesi fa, purtroppo non trovando gli aupicati riscontri a Bruxelles, è che misure come quelle adottate a Parigi devono essere europee, se davvero esiste un mercato unico».
La Ue, a questo punto, come dovrebbe muoversi?
«Deve stabilire un quadro di riferimento capace di attivare un programma di misure incentivanti sotto forma di norme ambientali e di crediti per le imprese chiamate a cambiare il ciclo produttivo. Ma le stesse modalità devono riguardare anche i consumatori allo scopo di evitare pericolose distorsioni, cioè che sia più conveniente acquistare un veicolo in un Paese piuttosto che in un altro».
La strada da seguire, attraverso l’armonizzazione, è dunque quella francese?
«Quello francese è uno spunto interessante».
In Italia si chiede che gli incentivi per il rinnovamento del parco auto diventino strutturali. È d’accordo?
«Sarebbe auspicabile che le misure incentivanti comprendessero il divieto di circolazione per i veicoli inquinanti e poco efficienti, come si sta orientando la California. Altrimenti è difficile convincere i consumatore europei a investire in auto più “pulite”, ovvero a utilizzare i propri risparmi per l’acquisto di un veicolo nuovo».