Auto, scontrini e successione governo pronto alla retromarcia

Maggioranza in pressing su Visco: «Sono misure ideologiche». Pronti una raffica di emendamenti. Il superbollo sui Suv si applicherà sui fuoristrada da 2.200 kg

Gian Battista Bozzo

da Roma

Modifiche in arrivo alla tassa di successione «mascherata» da imposta di registro, al superbollo per i «Suv», ed alla norma che prevede la chiusura dell’esercizio commerciale alla prima violazione delle norme sullo scontrino fiscale. Per il decreto fiscale agganciato alla Finanziaria oggi è l’ultimo giorno utile alla presentazione degli emendamenti in commissione Finanze della Camera. Così, in un incontro con Vannino Chiti e Vincenzo Visco, i capigruppo dell’Unione hanno chiesto il via libera al cambiamento di norme particolarmente «ideologiche». Sulle successioni e donazioni lo stesso viceministro delle Finanze ha detto «sì». Sui «Suv» sarebbe in arrivo una rimodulazione, limitando gli oneri per le famiglie numerose proprietarie del gippone. Ma sulle auto si abbatte l’annuncio di un emendamento ulivista che colpisce tutte le vetture di peso superiore ai 2.200 chili, e cancella l’esenzione dal bollo ai veicoli «euro 4».
Cambiano le successioni. In una riunione a Montecitorio, i capigruppo della maggioranza hanno sollevato la questione: bisogna modificare tre norme controverse, dal sapore «ideologico» e «punitivo verso i ceti medi». In particolare, è stato chiesto a Visco di rispettare l’impegno preso in campagna elettorale, con la reintroduzione della tassa di successione solo sui grandi patrimoni miliardari. Lo stesso Prodi aveva parlato di «parecchi miliardi». «Il patto con gli elettori va rispettato», avverte il leader socialista Enrico Boselli. Visco, a riunione conclusa, si dice disponibile ad accettare le modifiche: «Non ci sono preclusioni, il governo prenderà in considerazione gli emendamenti - dice - anche se la soglia di esenzione c’è già , ed è alta» (la franchigia oltre la quale si pagano imposte catastali e ipotecarie, nel testo del decreto, è di 250 mila euro e solo sulla prima casa per parenti in linea retta, ndr). Successioni e donazioni potrebbero «lasciare» il decreto per essere introdotte, riviste e corrette, nella Finanziaria.
«Suv», un bollo per famiglie. Anche sui gipponi c’è stata discussione. Il superbollo, che colpisce le auto sopra i 2.600 chili, ha risparmiato i «Suv» più diffusi sul mercato italiano. Allo stesso tempo, ci sono situazioni in cui i grossi fuoristrada sono utili, come in zone di campagna o di montagna; e ci sono esigenze familiari da considerare. Nasce così l’idea, spiega Marina Sereni, di una diversa modulazione del superbollo, che non dovrebbe colpire le vetture acquistate da famiglie numerose, con più di quattro figli. Ma sul futuro delle grosse autovetture incombe l’emendamento che si appresta a presentare, al Senato, il capogruppo dell’Ulivo in commissione Ambiente Francesco Ferrante. Il superbollo si applicherebbe sopra i 2.200 chili di peso (400 chili in meno), ma soprattutto verrebbe abolita l’esenzione pluriennale da bollo per le nuove auto «euro 4»: «Un regalo che va cancellato», dice il parlamentare ulivista. I soldi guadagnati dalla mancata esenzione dovrebbero essere, secondo Ferrante, investiti aggravando le accise sul metano per autotrazione.
Scontrino meno severo. Una terza norma punitiva, che dovrebbe essere modificata, riguarda lo scontrino fiscale: la chiusura dell’esercizio potrebbe avvenire solo in caso di più violazioni dell’obbligo di emissione dello scontrino, e non dopo una sola (come prevede il decreto); inoltre la chiusura si ridurrebbe da 2 mesi a 15 giorni. Complessivamente, sul decreto si attendono circa 300 emendamenti. Il sottosegretario all’Economia Nicola Sartor ha annunciato anche un emendamento tecnico di modifica all’articolo 1 della Finanziaria, che fissa i saldi. Alle Finanze si lavora anche alla nuova curva di aliquote e scaglioni Irpef. Dalle prime simulazioni emergono infatti molte dispartità di trattamento. Inoltre il limite fra chi guadagna e chi perde si abbassa ancora, intorno ai 28 mila euro. E molti, nella maggioranza, premono per evitare una impopolare «spremitura» dei redditi medi.