Auto spaccate e vetrine rotte: alta tensione al corteo per Abba

Un sabato di rabbia e vandalismi per le vie di Milano: 200 facinorosi di colore cercano lo scontro con la polizia

da Milano
Quando alle 18.30 i manifestanti hanno lasciato via Zuretti, i dirigenti della questura si sono tolti i caschi e tirato un grosso sospiro: «Da come si era messa, poteva finire molto, ma molto male». Per più di tre ore infatti Milano è stata in mano a circa 400 manifestanti, metà centri sociali e metà africani, che sembravano sul punto di trasformare la città in un’altra Castelvolturno. Tra poliziotti buttati in aria come fuscelli, arredo urbano devastato, scooter rovesciati, macchine prese a calci e traffico impazzito. Alla fine una gestione «flessibile» dell’ordine pubblico ha fatto sì che, tensione a parte, tutto si risolvesse con pochi danni. Ma è stato un vero e proprio sabato di paura.
E pensare che all’inizio tutto lasciava pensare al solito corteo, colorato e rumoroso, ma nulla più. Alla manifestazione per ricordare Abdul «Abba» Samir Guibre partecipava anche Rifondazione comunista e le solite «prefiche» della sinistra tra cui gli attori Moni Ovadia e Ottavia Piccolo, l’europarlamentare comunista Vittorio Agnoletto: tutti uniti per protestare contro il delitto indiscutibilmente «razzista».
Guibre, 19 anni, italiano originario del Burkina Faso, è stato infatti ucciso all’alba di domenica con una sprangata dai titolari del bar Shining, Fausto e Daniele Cristofoli, 51 e 31 anni, padre e figlio, convinti che il ragazzo, insieme a due coetanei neri, avessero rubato loro l’incasso. Aveva invece rubato solo due confezioni di biscotti. Nello scontro verbale erano volato un «negro di m... », ma in una rissa è difficile immaginare invettive politicamente corrette. Ma questo conta poco, come conta poco che il pm non abbia contestato agli assassini «l’odio razziale».
Così ieri alle 15 in almeno cinquemila si sono ritrovati a gradare il loro «no al razzismo». Il serpentone era partito da piazza Oberdan, storico luogo di ritrovo, per poi dirigersi in centro, quando improvvisamente hanno preso la testa del corteo circa 200 africani apparsi quasi dal nulla. «Non sappiamo chi siano e non siamo in grado di controllarli» hanno pilatescamente detto ai dirigenti della questura gli organizzatori della manifestazione. E che non tirasse aria buona lo si è capito quando i duecento scatenati, seguiti da altrettanti «centrosocialisti» hanno preso d’assalto un angolo a ridosso di San Babila dove era solito trovarsi «Abba» e gli amici. Sgomberando senza tanti complimenti, leggi spintoni e sberle, chiunque si trovasse.
I duecento africani, giunti in Duomo, hanno inaspettatamente piegato a destra per dirigersi verso via Zuretti dove era stato ucciso il ragazzo. Una decina di agenti ha cercato di fermarli venendo travolti. Lasciando via libera verso via Manzoni. Qui gli «antirazzisti» hanno preso a distruggere l’arredo urbano, rovesciare motorini e prendere a calci le auto in sosta. Impossibile fermarli sia per l’esiguità della forza, sia per il rischio che nel parapiglia venissero coinvolti innocenti passanti. Così tra urla, corse improvvise e repentini sit-in e nuovi danneggiamenti, si è proseguito verso via Zuretti.
Qui la polizia aveva schierato uomini e blindati sul lato sud per sbarrare il passo ai manifestanti, che allora aggiravano l’ostacolo, proseguendo nella distruzione di auto e moto in sosta, per cercare di entrare da nord. Trovando però un altro sbarramento. Iniziava la trattativa. Lunga e difficile. I manifestanti volevano raggiungere simbolicamente lo «Shining» così chiedevano almeno di lasciar passare un delegazione. Le forze dell’ordine tenevano i nervi saldi nonostante le provocazioni, compreso un lancio di bottiglie, una delle quali colpiva un operatore di Sky. Poi tre amici di «Abba» venivano lasciati passare per la poter «restituire» i famosi biscotti rubati dal ragazzo. Qui improvvisavano un piccolo comizio, si inginocchiavano a pregare quindi si ricongiungevano al resto della manifestazione che si scioglieva. I dirigenti della questura tiravano un sospiro di sollievo e con loro l’intera città.