Auto, sprofonda Gm e Bmw delude le attese Mercato: Italia al palo

da Milano

Ancora negativo, anche se in misure minore rispetto alle attese, il dato sulle vendite di auto in Italia. A luglio il calo ha sfiorato l’11% con il gruppo Fiat che, nonostante la riduzione delle immatricolazioni inferiore al mercato (meno 5,5%), è riuscito a migliorare la quota di penetrazione attestandosi al 32,2% (più 1,8%). Il dato, tutto sommato positivo vista la situazione (anche nei primi sette mesi il Lingotto ha perso meno del mercato, 9,7% contro l’11,2% complessivo, mentre in Francia a luglio il gruppo italiano ha guadagnato il 33%, grazie soprattutto alla 500), non ha impedito al titolo Fiat (meno 5% a 10,58 euro) di indossare la maglia nera a Piazza Affari. Il passo indietro di Fiat è comunque in linea con l’andamento del settore auto in Europa, zavorrato dal tonfo di Bmw, che ha lanciato un allarme sugli obiettivi per il 2008, e negli Usa di Gm che ha chiuso il secondo trimestre con una perdita colossale: 15,5 miliardi di dollari (meno 26,7% le vendite in luglio). L’inatteso warning di Bmw, il rosso in cui è sprofondata la General Motors, insieme al bilancio negativo annunciato da Nissan (utile netto in ribasso del 46%), sono solo le ultime di una serie di cattive notizie che si susseguono da mesi. Caro carburanti e crisi dei consumi, soprattutto negli Usa, hanno impattato duramente anche su Toyota (taglio di 350mila veicoli nel 2008), Ford e Chrysler (vendite giù, a luglio, del 15 e del 30%), bocciate insieme a Gm da S&P. Tra le vittime anche Renault, che ha ritirato le previsioni per il 2009, Honda (attese snellite) e Daimler (stime più prudenti). Sorride invece Porsche i cui profitti saranno superiori al volume d’affari. È comunque il rosso profondo della sempre più vacillante General Motors a spaventare i mercati, anche se il presidente Rick Wagoner ha assicurato che il gruppo ha a disposizione liquidità per oltre 20 miliardi di dollari.
La perdita di 15,5 miliardi, una delle più pesanti nei quasi 100 anni di vita della casa americana, e quarta consecutiva, è dovuta ai costi eccezionali di ristrutturazione (9,1 miliardi) e alla svalutazione di contratti di leasing sui Suv, categoria di veicoli praticamente bandita negli States a causa dei consumi eccessivi. Ma il cambiamento delle abitudini dei guidatori d’Oltreoceano, orientati per cause di forza maggiore a vetture di dimensioni più compatte, ha finito per penalizzare anche Bmw, che ha negli Usa un mercato fondamentale. Il gruppo di Monaco chiude così il secondo trimestre con un utile netto di 600 milioni contro il miliardo pronosticato dagli analisti. «Le condizioni dell’industria del settore sono drasticamente peggiorate», si è giustificato un portavoce di Monaco. A questo punto, la compagnia bavarese si attende un 2009 peggiore dell’anno in corso e ha così abbandonato il progetto di produrre il modello X7, che avrebbe dovuto diventare il veicolo sportivo di punta della gamma. In Borsa i titoli Bmw e Gm hanno lasciato sul terreno, rispettivamente, il 6 e il 7 per cento.