Auto tedesca alla ricerca di nuovi assetti

da Milano

In Germania solo Bmw e Audi, in questo momento, non hanno i riflettori puntati addosso. I due gruppi fanno notizia unicamente per i risultati positivi e le previsioni ottimistiche per il futuro. Per gli altri la musica è diversa. Volkswagen, reduce dallo scandalo dei balletti rosa, culminato con l’uscita di scena del capo del personale (e consigliere del cancelliere Schröder) Peter Hartz, per evitare di essere scalata ha dovuto accettare che la «piccola» Porsche diventasse il suo nuovo azionista di maggioranza. Ma le manovre sul gruppo di Wolfsburg, nel mirino del raider Kirk Kerkorian e di non definiti investitori arabi, secondo la stampa tedesca non sarebbero finite. Ecco perché DaimlerChrylser, gigante con le pile scariche, si è subito preoccupato a smentire le indiscrezioni pubblicate da Focus sulla volontà di Stoccarda di mettere le mani su una quota della Volkswagen.
«Con Vw - ha precisato un portavoce della Daimler - stiamo discutendo su un grande accordo, tutto il resto è speculazione». Per Bernd Pischetsrieder, numero uno della Volkswagen, è iniziato un autunno bollente: non solo nel suo gruppo è in corso la «blindatura» a cura dei parenti ricchi della Porsche (dal 10,3% saliranno presto al 20%), ma il top manager tedesco è alle prese anche con il nuovo piano di riduzione dei costi. In tutto, entro il 2008, saranno tagliati 10mila posti degli oltre 102mila occupati nei 6 impianti in Germania e altri 14mila nelle fabbriche europee. Ma a tagliare non sarà solo Pischetsrieder. Lo stesso si appresta a fare il nuovo presidente della DaimlerChrysler, quel Dieter Zetsche già protagonista con una sforbiciata di 40mila posti del doloroso risanamento della divisione americana del colosso di Stoccarda. Questa volta, però, l’ex delfino di Wolfgang Schrempp dovrà mettere mano alle forbici a casa sua, in Germania.
Il piano, annunciato nei giorni scorsi, prevede 8.500 esuberi. La cura da cavallo per rimettere in carreggiata il gruppo (Mercedes-Benz, oltre ai conti in rosso, ha avuto problemi di qualità, mentre Smart fatica a trovare una sua dimensione), sarà completata nel giro di un anno.
Ma in Germania c’è un altro costruttore che cerca di uscire dalla crisi: è la Opel, ramo europeo della General Motors ed ex compagna di viaggio di Fiat Auto. A Zurigo, quartier generale di Gm Europa, la svolta è attesa da anni. «Il piano di ristrutturazione che prevede meno costi per 500 milioni è in pieno svolgimento, ma la strada che porterà a un’attività redditizia è ancora lunga», dice Jonathan Browning, vicepresidente e responsabile commerciale di Gm Europa.