Auto Usa, la Casa Bianca prende tempo sugli aiuti In Italia 200mila in cassa

MIRAFIORI La fabbrica della Fiat allunga lo stop di una settimana A Maranello sindacati preoccupati, domani incontro coi dirigenti Ferrari

La fine dell’anno si avvicina e per Gm e Chrysler il 31 dicembre potrebbe essere anche il giorno del fallimento. Senza gli aiuti della Casa Bianca, dopo il no del Senato al piano di salvataggio da 14 miliardi di dollari, buona parte dell’industria automobilistica Usa colerà a picco. L’attesa, ora, è rivolta alle decisioni che George W. Bush prenderà da un momento all’altro: all’esame ci sarebbe un pacchetto di 30-40 miliardi, 15 dei quali parte residua della prima trance da 350 miliardi del «fondo Paulson». Il resto verrebbe prelevato dalla seconda tranche del piano salva-banche; in questo caso si intaccherebbe il denaro stanziato a favore dei proprietari delle case a rischio di pignoramento. Una possibilità è che sia il Tesoro ad assumere la responsabilità di «zar dell’auto», ovvero di sovrintendere a tutte le operazioni di ristrutturazione dei costruttori a cui andranno i fondi. Intanto, ad avere la febbre è anche la Toyota.
I giapponesi hanno annunciato di aver fatto slittare l’avvio dell’impianto nel Mississippi. In novembre le vendite negli Usa del colosso di Tokio sono scese del 34%, mentre i profitti del gruppo, nel secondo trimestre dell’anno fiscale, hanno registrato una flessione del 69%. La stessa Toyota ha dovuto tagliare le stime di crescite: all’appello mancheranno così un milioni di autoveicoli. E mentre la cordata di investitori arabi che aveva acquistato da Ford il marchio Aston Martin, ha comunicato di aver messo sul mercato il 20% della casa inglese, il numero uno della Volkswagen, Martin Winterkorn, ha stimato per il 2009 - a livello di gruppo - un calo delle vendite di almeno il 10 per cento. Volkswagen ha comunque approfittato della situazione per cedere a Man la sua unità brasiliana di camion. Tagli e previsioni negative da parte dei costruttori di veicoli si ripercuotono inevitabilmente sui componentisti, molti dei quali italiani. Tra questi c’è Pirelli Tyre che i primi di febbraio presenterà il nuovo piano industriale.
Già si sa che la riduzione dei costi in Europa sarà del 10%, mentre a Settimo Torinese sarebbero in esubero 300 persone. Meno impiegati (10%) e meno dirigenti (15%) anche negli uffici della Bicocca. Il piano di febbraio prevede tagli dei costi attraverso il miglioramento delle efficienze, senza intaccare gli standard qualitativi. Ulteriori risparmi per Pirelli Tyre arriverebbero da un barile di petrolio ai prezzi attuali. Secondo la Fiom di Torino, intanto, tra Fiat e indotto sono circa 200mila i lavoratori da ieri in cassa integrazione. «Per la prima volta - ha detto il segretario generale Giorgio Airaudo - sono contemporaneamente in crisi auto, veicoli commerciali, camion e macchine movimento terra. E, sempre per la prima volta, non è in crisi solo un produttore, ma tutto il settore europeo. Le aziende hanno annunciato la chiusura delle fabbriche da un minimo di due settimane a un massimo di sei». A Torino i dipendenti Fiat in «cassa» sono 10mila, ma il provvedimento riguarda più di 40mila addetti di quasi 600 aziende (a Mirafiori lo stop è stato allungato di una settimana: gli operai rientreranno il 19 anziché il 12 gennaio). Domani, infine, i sindacati incontreranno la dirigenza della Ferrari. «Siamo preoccupati e temiamo esuberi - dicono all’interno della fabbrica -: gli Usa sono in crisi e anche i Paesi emergenti cominciano a soffrire. Siamo fornitori di Maserati e il calo della produzione, previsto a Modena nel 2009, avrà un impatto anche qui».